Allarme! Allarme! Google non ha funzionato!

Google non ha funzionato per circa quaranti minuti.

In realtà le ricerche di Google funzionavano, era i link che non andavano.

Ora:

  1. Costava così tanto copiare ed incollare il link riportato nei risultati di ricerca a manina e continuare a navigare come se se niente fosse?
  2. Siete davvero così dipendenti da Google che gli permettete di decidere per voi?
  3. Dalla blogosfera mi sarei aspettato meno allarmismo e più “tecnicità”.

Google non è infallibile in niente, nè dal punto di vista tecnico, nè da quello morale etc etc, resta il mio motore preferito, resta per me il minore tra i mali. Ma come tutti i mali ha bisogno almeno di essere controllato.

15 domande, 5 settimane, 5 libri in omaggio: parte il primo quiz SEO in italiano

Quanto è diffusa una conoscenza davvero approfondita della SEO in Italia? Mediante un simpatico quiz composto da 15 domande brevi a scelta multipla, Antezeta, Agenzia SEO, ambisce a scoprire quanto l’Italia sia realmente attrezzata a fare marketing tramite i motori di ricerca.

Si tratta di una sorta di svago autunnale, orientato a stimolare un po’ di discussione ed a sfatare i luoghi comuni sullo strumento Internet più utilizzato per trovare i prodotti e i servizi di un’azienda e non solo. Nello specifico, il quiz non pretende di essere un campionamento strettamente scientifico e non è neppure un concorso.

Grazie alla collaborazione con Marco Massarotto e Hagakure, ci saranno 5 copie del libro Internet PR, la cui lettura è altamente consigliata ai professionisti di marketing, disponibile come simpatico omaggio, una copia per una persona ogni settimana, per tutta la durata del quiz.

Dal 28 ottobre al 1 dicembre 2008 sarà possibile completare il quiz SEO presso il blog di Antezeta Web Marketing, http://www.antezeta.it/blog/quiz-seo/. Le risposte giuste verranno pubblicate successivamente alla conclusione del quiz.

Perché il marketing mediante i motori di ricerca?

Il mezzo Internet è oggi uno strumento essenziale per un marketing integrato. I motori di ricerca, in particolare, sono un veicolo senza pari per trovare clienti nel momento in cui essi sanno già di avere una voglia, un desiderio. Infatti: con i motori di ricerca, non è necessario creare la domanda, basta solo accoglierla bene! Il quiz punta alla visibilità naturale (non a pagamento), responsabile per ~80% del traffico totale proveniente dai motori di ricerca.

Anche Google nella guerra dei Browser

Se Microsoft da un lato continua la guerra dei motori di ricerca, Google risponde entrando nella guerra dei Browser con Google Chrome.

Annunciato con un fumetto e lanciato con un webcast ufficiale è tra noi il browser di casa Google.

Ho appena finito di testarlo, un buon prodotto, da utente entry level. Niente di spettacolare a parte WebKit e l’ottima gestione di memoria, ma difficilmente un power user lascerà Mozilla Firefox per il neonato Google Chrome. Bella l’integrazione con i servizi di Big G (Google Calendar, Google Maps, Google Docs, Gmail etc), ma al solito la privacy è il punto debole, inoltre al momento non supporta estensioni.

L’intento di Google sembra sia arrivare a circa il 75% di mercato insieme a Firefox.

E voi cosa ne pensate?

Con una notizia più o meno inaspettata Google ha rilasciato Google Chrome, con tanto di codice sorgente,  queste le caratterische:

  • Costruito su WebKit, il framework sviluppato da Apple, KDE, Nokia e ora anche da Google.
  • Una nuova virtual machine JavaScript che introduce un Garbage Collector degno di nota.
  • Una interfaccia utente abbastanza particolare.
  • Thread separati per ogni finestra e tab.
  • Integrazione con Google Gears.

Link

[via PettiNix]

Microsoft fa un passo avanti nella guerra delle ricerche

Sembra proprio che Microsoft non sappia cosa fare per reggere il confronto con Google nella sfida delle ricerche, per accaparrarsi ulteriori utenti ha recentemente acquistato la Greenfield Online Inc, nome sconosciuto per molti ma dietro cui si nasconde una realtà non indifferente.
Greenfield Online Inc è infatti a capo dei vari servizi on line di recensione e comparazione dei prezzi che prendono il nome di Ciao.

L’operazione è costata alla società di Redmond circa 486 milioni di dollari e porterà alla nota società circa 26 milioni di visitatori unici al mese.

Una mossa sicuramente da non sottovalutare in quella che sembra una delle sfide più grosse di questo secolo, considerando anche che il servizio stava già trasformandosi nella versione statunitense in un vero e proprio servizio del Web 2.0, con tanto di comunità, news e video.

[via Yahoo! News]

45 siti dove scaricare legalmente MP3 gratis

Sembra che la storia di The Pirate Bay non smetta di avere ripercussioni, sulla base di un post di downloadsquad, ecco dopo la recensione di Jamendo una lista di 45 siti dove poter scaricare gratuitamente e legalmente MP3:

Buon Divertimento!

Google Insights for Search

Google ha annunciato ufficialmente, sul proprio blog Inside AdWords, il lancio del nuovo servizio Google Insights for Search.
Google Insight for Search è stato pensato principalmente per gli advertiser, le sue funzionalità saranno usate per comparare ricerche, ottimizzare le pubblicità e analizzare le tendenze delle ricerche degli utenti.

Non so perchè, ma penso che tanto per cambiare, Google ne ha pensata una giusta.

50 Motori di Ricerca per torrent

Sempre in seguito al blocco di The Pirate Bay da parte degli ISP italiani, ho deciso di redigere una lista di cinquanta motori di ricerca di file .torrent (BitTorrent), i motori sono in ordine sparso, senza nessuna classifica o scelta particolare.

  1. The Pirate Bay (labaia.org sito accessibile per l’Italia)
  2. mininova
  3. OS Tracker
  4. Youtorrent
  5. Pizzatorrent
  6. Torrent Finder
  7. Multitorrent
  8. Looktorrent
  9. BiteNova
  10. Demonoid.com
  11. Bitsoup
  12. Torrentportal.com
  13. Torrentscan.com
  14. Isohunt.com
  15. Il Corsaro Nero
  16. Torrentz.com
  17. Torrents.to
  18. Snarf It
  19. Torrentmatrix.com
  20. FileMP3.org
  21. Torrentreactor.to
  22. Torrentbox.com
  23. BTjunkie
  24. Yotoshi.com
  25. NowTorrents.com
  26. ShareTV.org
  27. Torrent-Finder.com
  28. Meganova.org
  29. Torrent-damage.net
  30. ByTorrents Meta Search
  31. TorrentBytes.net
  32. Scrapetorrent.com
  33. FullDLS.com
  34. Thinktorrent.com
  35. FileList.org
  36. Seedpeer
  37. Torrentlocomotive
  38. bittorrent.com
  39. Fenopy (Bitoogle.com)
  40. BTbot.com
  41. Torrents.co.uk
  42. LokiTorrent.com
  43. Commonbits.com
  44. SUMOTorrent
  45. TorrentReactor.net
  46. Speckly
  47. Orb
  48. LiteZone.com
  49. UKNova
  50. LinuxTracker

La FIMI e l’antiinformazione Italiana

In seguito al blocco da parte di molti ISP Italiani del famoso motore di ricerca di file torrent The Pirate Bay, mentre ero alla ricerca di notizie fresche, sono giunto sul sito della Federazione Industria Musicale Italiana, dopo un pò ho notato il footer della pagina e preso dalla curiosità nel leggere “I giovani, la musica e internet – una guida per i genitori sul p2p e la condivisione di musica in rete” ho scaricato il documento pdf (il titolo del file è [download#1]) realizzato per questa “campagna informativa”. Sinceramente è stata una delle letture più tragicomiche dell’ultimo periodo.

Cito e commento le parti più “belle”:

“Persone di tutte le età amano condividere musica e, come nel caso della fotografia digitale, internet ha reso estremamente facile tale condivisione con amici (e sconosciuti), in qualsiasi luogo e momento. Servizi di file sharing come Kazaa, LimeWire e BitTorrent hanno oggi milioni di utilizzatori nel mondo.”

Noto il fatto del puntualizzare “e sconosciuti”, ciò mi fa pensare che si punti sulla possibile fuga di foto dei propri figli, inoltre il problema dovrebbe essere il Peer to Peer, quindi servizi come Flickr, Picasa, Zoomr ma anche MySpace, Facebook (servizi, come si vede sul sito della FIMI,  utilizzati anche da loro) e tanti altri sarebbero innocui e permetterebbero una condivisione più diccile di un sistema P2P e soprattutto solo a persone conosciute?

“L’attenzione al fenomeno file sharing prestata dai media negli ultimi anni ha riguardato soprattutto il problema della violazione del diritto d’autore sulla musica e sui film, ma questo non è l’unico rischio connesso al P2P.”

Io direi che l’attenzione data dalle Major e da chi ha interessi nel settore. Ma ricordiamo  che alcuni gruppi sconosciuti e film senza alcuna possibilità hanno avuto grazie al P2P un discreto successo? E soprattutto i media hanno mai considerato un uso legale del P2P?
Poi ci preannunciano anche che non è l’unico rischio.

“La guida vi aiuterà ad apprezzare la musica digitale, in piena legalità e sicurezza.”

Ringraziate per l’aiuto!

“Ogni sistema P2P funziona in maniera leggermente diversa ma sostanzialmente la procedura è la medesima.
Si visita un sito web, si scarica un software che permette la condivisione di file e lo si installa sul proprio computer. Generalmente il software crea una “cartella condivisa” sul computer dell’utente, l’accesso alla quale è disponibile a chiunque utilizzi nel mondo quel particolare software. Questo sistema permette la condivisione diretta e lo scambio di fotografie, video, musica, programmi e giochi.”

Vorrei intanto far notare che ad esempio nel caso di BitTorrent il sistema è diverso, se vuoi condividere un file devi creare un torrent e distribuirlo. Inoltre negli altri sistemi per condividere le foto, i video la musica, i programmi e i giochi, devono essere inseriti nella cartella condivisa, in genere nessun software P2P decide da solo di prendere le foto altrui e condividerle. E’ anche vero che però tempo fa su DC++ i ragazzi condividevano i documenti dei propri genitori per avere più slot.

“Il rischio maggiore insito nel P2P è quello dei contenuti indesiderati, nello specifico la pornografi a e le immagini violente. Numerosi studi hanno dimostrato che immagini a sfondo pornografico sono ampiamente condivise sui principali sistemi di file sharing e che spesso i nomi dei file vengono volontariamente camuffati per ingannare coloro che li scaricano. I filtri generalmente utilizzati per impedire l’accesso a siti web molto raramente bloccano file pornografici e contenenti immagini violente sui sistemi P2P. Tanto per citare un esempio, file dal nome “Winnie the Pooh” o “Pokemon”, rintracciati su tali sistemi, contenevano in realtà materiale pornografico.”

Numerosi studi hanno confermato che il web è mosso dal porno, le pagine web ancora più del P2P contengono materiale pornografico. Statisticamente circa il 12% di tutti i siti web è porno,il 25% di tutte le richieste ai motori di ricerca è pornografica, il 35% di tutti i download è di natura pornografica, ogni giorno, appaiono in internet 266 nuovi siti porno, le pagine con contenuto pornografico sono stimate in 372 milioni. Quindi eliminiamo il P2P eliminiamo il Web, diamo due calci in culo ai ragazzi e mandiamoli a giocare a calcio nel campetto della chiesa come si faceva ai miei tempi.

Per quanto riguarda invece i nomi dei file camuffati, in genere se usi motori di ricerca classificano i contenuti del torrent, mentre se usi emule o sistemi simili in genere ormai indicano da tempo se sono cosiddetti fake.

“Va inoltre aggiunto che questi software consentono agli utilizzatori di “chattare” con altri utenti, spesso sconosciuti, e che quindi gli stessi rischi connessi all’utilizzo delle classiche chat, sono presenti anche sulle piattaforme di file sharing.”

Se non regge l’accusa della pornografia, conviene puntare sulla chat (tra virgolette da notare) e sulla possibilità di incontrare sconosciuti no? Ma se uno è conosciuto non faccio prima a telefonargli o a passare a trovarlo? Ma almeno sono richi che esistono anche nelle classiche chat e non solo sul P2P per fortuna…

“I software per il file sharing aprono “porte” nei vostri computer, compromettendo la vostra privacy e la vostra sicurezza”

Saranno bene educati forse, scherzi  a parte io vedo più violata la mia privacy da un governo che pretende di avere i miei log di connessione o da un provider che deve mantenerli per cinque anni.

“Il pericolo maggiore sono i cosiddetti spyware, piccoli programmi scaricati con musica e video o inclusi direttamente nei software per il P2P. Questi spyware sono talvolta in grado di carpire informazioni sensibili dal vostro computer, per esempio password e numeri di carta di credito, e comunicarle a terzi (chi ha creato e controlla quegli spyware).”

A parte che la maggior parte dei software P2P sono Open Source, quindi direi che la possibilità di spyware inclusi direttamente nel software è davvero minima, ma poi non vi è possibilità di prendere uno spyware anche sui download (o direttamente) da pagine web ( vedi i vari exploit per MySpace). Sarebbe stata una bella cosa che avessero proposto di usare Linux così non avrebbero rischiato di prendere uno spyware.

“Inavvertitamente è possibile condividere fi le personali. Molti studi hanno mostrato, per esempio, come sui sistemi P2P siano presenti documenti riservati di carattere medico e finanziario”

Inavvertitamente? Cioè contro la propria volontà o intenzione (al massimo distrattamente direi no?). Si può capitare, ma l’attenzione P2P o no dovrebbe esserci comunque giusto?

“I computer connessi alla rete P2P sono vulnerabili all’attacco di virus, ai tentativi di controllo da parte di terzi e allo “spamming” pubblicitario indesiderato. Uno studio ha chiaramente dimostrato come quasi la metà dei file di programma circolanti sulle piattaforme di file sharing contenesse virus o codice pericoloso…”

Citazione ad un articolo di Wired News in cui in pratica diceva anni fa (nel 2004 per la precisione) che Kazaa è fonte di diffusione di virus. Io avrei consigliato anche qui di passare a Linux, perchè diversamente da quanto vogliono fare intendere, il primo problema sorge nel sistema operativo, è grazie a diversi bachi di Windows che alcuni virus hanno proliferato. Inoltre avrei realizzato un guida su come usare bene l’email, poichè tutt’oggi è il primo mezzo di diffusione di virus informatici.

“Se vostro figlio scaricasse uno di questi programmi, il vostro computer potrebbe essere utilizzato, fra le altre cose, come punto di distribuzione di file pornografici. Se il vostro
computer di casa lavora lento o presenta malfunzionamenti, la presenza di programmi di file sharing potrebbe esserne la causa.”

Credo sia più probabile che la causa sia la presenza di Windows. Soprattutto anche se un genitore e non solo un figlioi scarica da web (e non da p2p) un software del genere, può diventare veicolo di diffusione di un qualcosa a lui sconosciuto.

“Migliaia di utilizzatori di sistemi P2P sono stati denunciati dall’industria musicale e cinematografica e molti di loro hanno pagato consistenti multe. Mentre non esiste alcun rischio nel distribuire contenuti propri, la quasi totalità della musica e dei film presenti nelle reti di file sharing è protetta dal diritto d’autore e, di conseguenza, chi la mette a disposizione incorre nella possibilità di gravi conseguenze legali.”

Diciamo che in Italia si vorrebbe mettere le mani anche sui lavori altrui (ricordate il famoso bollino SIAE sui cd demo etc etc?), e soprattutto non è vero niente che la quasi totalità del materiale è protetto da copyright (da notare anche secondo la legge di quale paese?), si trova moltissimo materiale libero, open source, copyleft, free software e/o creative commons.

“In particolare chi condivide grandi quantità di file non autorizzati rischia unadenuncia e rischia di dover pagare i danni ai legittimi titolari dei diritti. I genitori possono essere ritenuti responsabili per ciò che viene commesso utilizzando il computer di casa, anche nel caso non siano loro i diretti responsabili. Le persone che hanno pagato compensazioni per questo tipo di attività illecita, hanno dovuto versare ai titolari dei diritti cifre pari a svariate migliaia di euro”

Cioè funziona come la droga? Piccole quantità = uso personale, grandi = quantità spaccio?  Adesso parte la paura della responsabilità, attento genitore, sei tu a dover pagare (ma perchè se il responsabile fosse stato il figlio chi avrebbe pagato?).

“Il file sharing e le nuove tecnologie in genere sono un’opportunità di dialogo in famiglia. Parlate di etica e legalità.”

Ma non fatelo in chat! 😛 Scherzo. Parlate loro di Hacking! Parlate davvero, il dialogo aiuta a crescere.

“Parlate del diritto d’autore e di chi viene danneggiato dalla condivisione illegale di musica su internet”

Parlate loro del copyleft, parlate delle creative commons, dite loro quando sia stupido in italia essere obbligati a pagare la SIAE, parlate con loro di questa mafia. Consiglia loro di scaricare musica da Jamendo.

“i cantanti? Gli autori? Vengono deprivati dei loro legittimi guadagni e della possibilità di vivere del loro lavoro?”

Diteglii che le major li sfruttano, ditegli che purtroppo a causa loro quest’anno al posto di dieci milioni di euro ne guadagneranno solo otto. Vai a spiegargli perchè un CD che ha un costo di produzione di circa 4 euro viene poi venduto anche a 40 euro. E poi come glielo spieghi che molti gruppi che hanno venduto pochissimi CD poi hanno fatto il pienone nei concerti (in cui il biglietto costa ancor di più, ma almeno li l’artista ci guadagna di più che sul CD).

“Parlate anche di chi sarebbe costretto a pagare le multe se qualcuno
venisse denunciato nella vostra casa”

Giusto per non dimenticarlo ricordiamolo e facciamo un’altra minaccia.

“Cercare musica legale su internet. Ne esiste in grande quantità – più di un milione di canzoni di qualsiasi genere e periodo -sia a pagamento che gratuita. Ad un prezzo inferiore a quello di un biglietto per i mezzi di trasporto pubblici potete scaricare una canzone da un rivenditore legale e conservarla ed ascoltarla per tutta la vita. I siti che vendono musica legalmente sono garantiti, sicuri e offrono musica di grande qualità. Potete trovare link a più di 200 rivenditori legali nel mondo su *pubblicità volontariamente cancellata*”

A parte la genialità della pubblicità, ma ripeto, esistono più di 11.000 album su Jamendo.

E questo è quanto… veramente triste… vi lascio qualche link utile:

Cuil: eppure qualcosa di positivo c’è!

Sicuramente in giro ultimamente avrete letto di Cuil, il nuovo motore di ricerca “anti-Google” che, oltre a promettere di migliorare l’esperienza di ricerca, dichiara di di indicizzare ben il triplo delle pagine web indicizzate da Google. Nonostante ciò tutti ne parlano male, i risultati sono deludenti e al di la delle caratteristiche innovative la delusione è tanta.
Ma a me qualcosa che piace c’è…

Vediamo prima le caratteristiche generiche di Cuil (che dovrebbe leggersi come cool):

  • esplorazione dei risultati delle ricerche per categorie;
  • visualizzazione dei risultati in tab che suddividono i risultati correlati;
  • suggerimenti per i termini di ricerca (alla Google Suggest).

Idee simpatiche ma secondo me non necessarie. Veniamo invece al punto, a cosa mi ha colpito, la Privacy Policy, quella è veramente innovativa:

“Privacy is a hot topic these days, and we want you to feel totally comfortable using our service, so our privacy policy is very simple: when you search with Cuil, we do not collect any personally identifiable information, period. We have no idea who sends queries: not by name, not by IP address, and not by cookies (more on this later). Your search history is your business, not ours.”

Hanno inventato il paradiso terrestre dei motori di ricerca, niente cookie, niente indicizzazione delle ricerche, niente memorizzazione degli indirizzi ip, insomma la privacy assoluta.

Per quanto riguarda invece le informazioni per i webmaster, è da notare la loro chiarezza quando parlano di Twiceler, il loro crawler.

Due fattori per me positivi, non saranno ancora il top nel dare risultati, ma è un motore giovane e può crescere tanto.
E voi cosa ne pensate?

Ggoal: Ricerche Sociali da menti Italiane!

Ggoal_Logo

Leggo dal blog di Andrea Beggi, la segnalazione della nascita di Ggoal, un nuovo motore di ricerca in salsa social. L’idea del motore di ricerca varia dall’idea d’uso tradizionale, si possono effettuare ricerche, segnalare link e parole chiavi attinenti, effettuare dei bookmark e segnalare abusi.
Si differisce da Aftervote, di cui avevo parlato qualche giorno fa, poichè non è un metamotore ma è piuttosto un motore collaborativo, sono gli utenti a decidere le risposte in base alle parole chiave ricercate. E contrariamente alle normali abitudini non esiste uno spider che indicizza pagine, ma sono gli utenti stessi a indicizzare. La popolarità di un link cresce in base alle richieste e alle segnalazioni.

Il servizio è realizzato in pieno stile Web 2.0, interfaccia AJAX, Brainstoarming e comunità.
Da circa 20 giorni il servizio è in fase alfa, vi consiglio di sperimentarlo!
Infine se volete saperne di più vi basta andare alla pagina ufficiale “Cos’è Ggoal“.