Non so se la Mafia esiste, ma la ‘Ndrangheta si

Cara presunta ventenne (orgogliosamente gioiese),
tu che hai scritto a ZMedia, il giornale della Piana di Gioia Tauro più razzista che ci sia, tu che ieri sera hai visto il film tv “Solo” come me e tanti altri compaesani, vorrei che sapessi un poco di cose.
Sono Giuseppe Guerrasio, ho un nome, non mi chiamo ventenne, nè trentasettenne, che più si addice alla mia età. In una realtà libera il proprio nome lo si dice.
Sono un onesto lavoratore, lo sono da sempre, da quando ho avuto la maggiore età, e sono stato sempre una persona retta, non sono uno ‘ndranghetista, non sono un mafioso, non sono un delinquente, ma questo non significa che non esiste la deliquenza a Gioia Tauro, anzi, questa è la giustificazione che spesso si da: “non siamo tutti mafiosi”, però i mafiosi non li conosciamo nessuno, non esistono.

Vorrei dirti che la fiction “Solo”, andata in onda ieri su Canale 5, non vede protagonista Gioia Tauro, ma che è ambientata a Gioia Tauro, non so se rendo l’idea, ma è per farti capire il fine. Sai, l’ambientazione di un film, di una serie tv, si sceglie per esprimere un concetto, per rafforzare un’idea, per identificare un qualcosa. Immagina se ad esempio avessero girato “2001: Odissea nello Spazio” in un campo di calcio, oppure “Il Signore degli Anelli” in una Los Angeles moderna, insomma capirai che non sarebbe stato lo stesso no?

Ti dirò la verità, che sono d’accordo con te che vedere come siamo rappresentati non sia motivo d’orgoglio, anzi ancora peggio di te penso che un film ambientato nella piana di Gioia Tauro non è una cosa bellissima, tutt’altro, perchè alla fine si colgono solo cose negative. Ma non sono d’accordo con te su molte altre cose.

E’ vero, come dici tu, che Gioia Tauro non è la mafia, ma quando dici che la mafia è ovunque generalizzi e giustifichi quel che di mafia c’è qua. E’ vero che non tutti i cittadini gioiesi sono mafiosi di Calabria, ma è anche vero che a Gioia Tauro la ‘ndrangheta c’è, esiste, non la vedi magari, ma c’è. La ‘ndrangheta c’è da oltre cent’anni ormai ed è ben radicata.
E’ vero che quando vai fuori dal tuo paese per pochi Km vieni additato con frasi del tipo “Da voi c’è la mafia, tu sei un mafioso”, lo so bene, ho girato tanto in vita mia ed è accaduto anche a me, ma la mia risposta è stata “Si”, perchè da noi c’è la ‘ndrangheta. Solo che dopo aver risposto si sono stato la a spiegare che non si è tutti mafiosi, che è ben diverso dal supporre che la mafia sia ovunque. E’ anche vero che le attività delinquenziali vengono esportate dalla Calabria, perfino all’estero, ricorderai sicuramente la Strage di Duisburg.
E’ vero anche come dici tu che la mafia è ai vertici, ma parte dal basso, spesso parte da qua, ne sono la prova diverse sentenze, sono fatti non invenzioni, dei rapporti tra ‘ndrangheta e politica ci sono oltre 40 anni di fatti, oltre quaranta anni di realtà, a partire dai famosi Fatti di Reggio Calabria del 1969 ad arrivare all’ultima operazione Mammasantissima, tutto questo senza dimenticare implicazioni nel Caso Moro e l’Omicidio Ligato, giusto per dirne due importanti.

Dici che a Gioia Tauro i bambini non vengono uccisi, è vero, ma non dimentichiamoci che in altre realtà molto vicine si, ti ricordo solo in ultimo Cocò, ucciso a Cassano allo Jonio, ma anche il poco meno recente Dodò, ucciso a Crotone, per arrivare infine a Giuseppe Bruno, ucciso nella vicina Seminara, negli anni ’70, quando aveva soltanto 18 mesi. Tra l’altro, forse non avrai visto bene il film, il bambino non viene ucciso, per fortuna.

In merito al dialetto, hai pienamente ragione, a Gioia Tauro si parla dialetto Calabrese, cioè una delle tanti varianti, perchè sono tanti, ma immagino tu possa capire che nascono due esigenze: una dettata dalla produzione e dagli attori, una dal pubblico. Capirai così bene che gli attori non possono imparare i vari dialetti dei vari paesi presenti nel film, perchè come avrai notato sono nominati altri paesi e frazioni, come Taurianova, Cannavà, Palmi, Rosarno, e si saprai sicuramente anche che cambiano diverse parole e diverse espressioni. Inoltre forse non hai compreso bene che è una fiction, e qui ci tengo a precisarti che è una storia romanzata, cucita per fare ascolti in TV, non un documentario, contiene quindi elementi di fantasia, non reali, e non riprende fedelmente i nomi delle vie e le attività commerciali, quello che interessa ai produttori avere una storia un poco credibile, una storia banale se noti bene, in cui chi parla si esprime con un linguaggio che può essere compreso dagli spettatori, ecco il motivo per cui il dialetto sembra siciliano, e mi spiace deluderti ma siciliano non è.

E’ vero che al Porto di Gioia Tauro ci sono onesti lavoratori, tanti onesti lavoratori, e non mi è sembrato che siano stati dipinti tutti come malfattori, non ho visto disegnati tutti i padri di famiglia come mafiosi, però è innegabile il fatto che si fanno affari grossi in modo non pulito in quel posto, non sono pochi i sequestri di prodotti contraffatti o di carichi di cocaina che passano dal Porto di Gioia Tauro, né è un segreto il fatto che per anni sia stato pagato un kickback di un dollaro e cinquanta centesimi per ogni container trasbordato. Sono fatti, anche questi, purtroppo.

Io capisco quando dici che non è vero che le tue coetanee non possono  uscire con le amiche o indossare una gonna, ormai non è più così in nessun posto nella zona, e non siamo così trogloditi, ma forse non conosci tutta la realtà, perchè se non escono tu non le vedi e non lo sai, e in molti paesi limitrofi o comunque vicini succedono ancora le cose peggiori alle ragazze, se non lo sai o non le ricordi ti dico io due casi: Anna Maria Scarfò di San Martino e Chiara di Melito.

Sono convinto che Gioia Tauro abbia bisogno di rinascere, di risollevarsi, ma il primo modo per farlo è iniziare ad ammettere che la ‘ndrangheta esiste, che ci sono persone brave e cattive, che ci sono grandi lavoratori e grandi delinquenti. Probabilmente al Nord non sanno che il Sud non è solo quello, ma sono certo che se ci dipingono così è perchè quella è l’idea che diamo di noi. Magari dovremmo iniziare a rifiutare di lavorare in nero, ad abbassare la testa sempre, a giustificare ogni cosa, e dovremmo dire basta ad ogni sorpruso.
“Solo” è solo una fiction, ma la realtà non è poi tanto lontana.

Sono certo che la ‘ndrangheta esiste, che sia un problema prima di tutti nostro, e che io ne ho paura.

Discesa e Incastro

E quando dalla terra dei demoni misi piede sulla terrà ci fu una cosa che imparai ad ascoltare. Il suono del mio respiro.
Ho pochi ricordi di ciò che ero prima.
Non ricordo il mio primo respiro, non ricordo quando ho avuto la vita, non ricordo la prima luce.
Ma ricordo perfettamente ogni mio ultimo respiro, lo ascolto, vedo la vita appena passata, scorgo il buio.

Quello che mi piace è il vuoto. Mi piace il senso del nulla. Mi piace che tra me e il mondo ci sia distanza, mi piace che tra noi due ci sia niente.

Amo non essere qui, essere lontano da tutti voi. Essere negli spazi giusti tra quello che vi conforma e quello che vi differenzia, tra quello che non avete e quello che volete, tra ciò che siete e ciò che immaginate di essere.

Per il resto odio tutto. Odio tutti. E Odio ogni vostro nome.

Da quando ho fatto il mio primo sorriso non ricordo i miei Si, quasi nessuno.
I No li ricordo tutti. Ricordo ogni volta che ho girato le spalle, ogni volta che ho sorriso, ogni volta che ho abbassato la testa. Ogni No.

Dello spazio che esiste tra le due parole, si – no, ne sono affascinato, da tutto quello che in mezzo non c’è. Mi piace il vuoto. Mi piace quel vuoto. Mi piace il vuoto che può esserci tra le scelte.

Rincorro la libertà che viene dalle scelte, quella veloce e sfuggente realtà che si pone davanti, oscurata da un velo che non ti dice mai cos’è.

Nel buio mi riconosco, senza guardarmi, senza toccarmi, senza ascoltarmi, senza odorarmi. Sono l’unico che sa riconoscermi così. Sono l’unico che riesco a riconoscere così.

Dal mio ultimo sorriso penso solo che ad occhi aperti sorrido meglio.

Pensavo a quel semplice, umano desiderio di trovare chi ci assomiglia, chi guardandolo riflette noi stessi almeno in parte, per stabilire un legame, e per accorgerci nel profondo del nostro cuore, che non siamo soli.

Vedevo quella storia delle legature, degli incroci, delle mandate doppie e dei pezzi di puzzle.
Scoprivo la differenza tra agganciarsi e incastrarsi.

Guardavo le persone in giro, vedevo come molti cercavano qualcosa per cui stare meglio e qualcuno per cui stare peggio. O Viceversa.

La ricerca, quello è, nella vita cerchi sempre, anche se non lo sai, ed il senso lo sappiamo tutti ormai, non è quello che raggiungi, ma è quello che vivi, le strade che percorri, le scelte che fai, le persone cui passi sopra, le mani che porgi per alzare qualcuno, il tuo corpo e la tua mente che si ergono a difesa di chi ne ha bisogno.

Quello che fai, cioè che dice chi sei, ti da la forma, ed è così che mentre giri le spalle e torni nella terra dei demoni, sei me, e incontri chi si incastra con te e forma il disegno da colorare affinchè il buio diventi luce.

Non hai niente da nascondere? Probabilmente la crittografia ti serve lo stesso

Ieri WhatsApp ha introdotto nel suo client la crittografia end-to-end, oggi uno dei discorsi che ho letto di più su Facebook è stato qualcosa riassumibile nella frase “Se non hai nulla da nascondere, nulla di cui vergognarti o rammaricarti, perché hai bisogno di proteggerti? Se non hai niente da nascondere non hai nulla da temere“. Non so voi, ma io ho un pensiero ben definito in merito ed è un concetto che è addirittura oltre la privacy, si chiama libertà, e a me le persone che la pensano in quel modo fanno paura.

Partiamo da un assunto che ho fatto mio ormai da un un decennio e mezzo almeno: “Non ho niente da nascondere si chiama onestà, non ho niente da voler mostrare si chiama libertà“, e ragioniamo intorno a questo discorso. Non voler che chiunque con mezzi minimi possa leggere una conversazione non significa obbligatoriamente voler nascondere qualcosa, ma magari è solo avere un minimo di rispetto per se stessi.

Innanzitutto facendo riferimento ai quattro punti pubblicati qualche anno fa da Falkvinge ricordiamo alcune cose:

Le regole possono cambiare

Il fatto che vi siano delle leggi che condividiamo e rispettiamo non sta a significare che queste un giorno non possano cambiare o che alcune di cui non siamo a conoscenza possano venire applicate. E’ vero che bisogna prevenire, ma in diversi lati bisogna che ciò accada, bisogna prevenire un reato, ma anche un abuso, ed un controllo oggi ritenuto accettabile deve essere valutato in relazione l’utilizzo che un potere peggiore potrebbe farne domani.
Parlando concretamente con un esempio, facciamo un rapido ripasso storico-leglistavio,  andiamo al 1860 quando con il Codice Napoleonico in Italia, escluso l’ex Regno delle Due Sicilie, l’omosessualità era praticamente diventato un reato punibile per legge, reato che nel 1887 con il Codice Zanardelli viene esteso in tutta Italia. Durante il Fascismo il Codice Rocco del 1930, nonostante le intenzioni di pena, non toccò direttamente gli omosessuali, seppur il reato continuava ad essere punito come forma di immoralità. Da notare che il Codice Rocco è quello che sostanzialmente tutt’oggi è il Codice di Procedura Penale in vigore e gli anni di dominio della Democrazia Cristiana non ci hanno certo aiutato a migliore la situazione. Diciamo che nel corso degli anni si è evitato sempre di sistemare la situazione, piano piano riducendo le pene, ma non con poche difficoltà siamo arrivati alle Unioni Civili dei giorni nostri.
La domanda che sorge ora è se un Gasparri qualsiasi domani dovesse essere capo del governo e con la sua ipotetica coalizione in netta maggioranza decidesse di fare un ritorno al passato e bandire l’omosessualità, cosa succederebbe? Le conversazioni pubbliche che fino a ieri erano considerate normali, senza niente da nascondere di colpo diventano illegali, vergognose, e cosa succederà allora?

Non sei tu a decidere se hai qualcosa da temere

Non tocca a noi stabilire se siamo colpevoli o meno, non è il nostro pensiero che decide se siamo immacolati o meno. Sempre con un esempio concreto, io potrei conoscere un sabato sera una ragazza, che dal lunedì al venerdì fa la prostituta di alto borgo (si dice escort no?), non sapendo di tale cosa decido di scambiarmi il numero di telefono e di sentirla, perchè mai dovrei essere spiato per una colpa che non ho? Eppure secondo le autorità potrei essere un adescatore o un pappone.
E’ qui il difficile diventa capire il limite tra legalità e conservazione, diventerù un auto-censurarsi per istinto e necessità.

Le leggi devono essere violate dalla società affinchè essa progredisca

Devo dire la verità, detto così è brutto, sembra una spinta al compiere reati, però ricordiamolo, e non sono io a dirlo ma una serie infinita di filosofi e sociologhi, che una società che rispetta sembpre le regole e non le cambia mai è una società ferma. Se partiamo dall’assunto che siamo nel giusto e non dobbiamo preoccuparci di nulla, allora è abbastanza ovvio anche che tutti i criminali debbano essere carcerati, però sorge il problema del diritto morale. Insomma sempre per andare sul concreto, torniamo all’esempio del primo punto, come detto l’omosessualità era reato, quindi se uno fosse nato omosessuale sarebbe stato un criminale per nascita e sarebbe stato rinchiuso facilmente, senza fondamentalmente alcuna colpa. Ancora di più è da notare che i gruppi che combattevano per i diritti omosessuali sarebbe stati facilmente repressi, e così come per tanti altri gruppi che hanno lottato per tanti altri diritti, se vai contro la legge sei un criminale, se sei in gruppo diventi criminalità organizzata, non importa se sia giusto o meno, se sia morale o immorale, sei da rinchiudere. Se la sorveglianza odierna fosse esistita negli anni ’50, ’60, ’70, forse ancora oggi gli omosessuali sarebbero criminali, le donne non avrebbero diritto al voto, etc etc. A volte infrangere la legge può significare solo metterla in discussione.

La privacy è un bisogno umano fondamentale

La privacy è un bisogno umano basilare, è una caratteristica che fa parte della natura umana, anche dei disonesti. Ad esempio chiudere la porta quando si va in bagno è una questione di esigenza, di intimità, di istinto, la società dovrebbe rispettare questa cosa. Se la società ci priva della privacy allora vi sono i sotterfugi, non è il bisogno primario che si annulla, è solo un metodo elusivo che si trova.

Vogliamo davvero un Grande Fratello?

Basterebbero già questi quattro punti a farci dire che Non avere niente da nascondere non significa non avere niente da temere, basterebbe questo a farci pensare che forse avere una telecamera che ci guarda in ogni momento, modello Grande Fratello, non è proprio il massimo, oppure a dire che si, la cifratura su WhatsApp è necessaria. Però vediamo altri punti che potrebbero convincerci sul perchè la end-to-end encryption su Whatsapp è cosa buona.

Scambiare messaggi comporta problemi

Lo scambio di messaggi tra un mittente ed un ricevente potrebbe portare a diversi problemi, che su internet possono essere amplificati: l’intercettazione del messaggio, la modifica del messaggio, l’impersonificazione di terzi, il ripudio di potestà del messaggio.

  • L’intercettazione del messaggio, che per molti sembra il motivo unico della crittografia, è nota e non è altro che la lettura del contenuto del messaggio da parte di terzi.
  • La modifica del messaggio è quell’azione che tra il mittente ed il ricevente altera il contenuto del messaggio.
  • l’impersonificazione di terzi è la pratica di inviare messaggi sotto falso nome, come se chi invia il messaggio fosse realmente il mittente.
  • Il ripudio di potestà del messaggio è infine il classico “non sono stato io”, cioè l’atto del negare l’invio del messaggio nonostante lo si abbia fatto.

E’ immediato comprendere che questi quattro punti possono accadere insieme in diversi modi ed è facile capire che bisogna trovare una soluzione. In questo caso la crittografia ci viene in aiuto.

La Crittografia: soluzione ai problemi di scambio dei messaggi

Come detto è facile capire che la crittografia possa aiutarci nel primo caso, lo è un poco meno negli altri, ma vediamo quale aiuto fornisce nel dettaglio.

  • Un messaggio crittografato da una ragionevole certezza che non sia stato letto da terzi durante la trasmissione dando confidenzialità al messaggio stesso e aumentando la riservatezza e quindi la privacy dei soggetti interessati.
  • In un canale crittografato ci è una ragionevole certezza che nessuno lo abbia alterato, garantendo così l’integrità del messaggio.
  • Se vi è un canale sicuro e certo l’autenticazione ci garantisce per certo che un messaggio provenga realmente dal mittente da cui noi crediamo provenga.
  • Il non ripudio infine da la certezza che il mittente non possa negare di aver inviato un messaggio poichè lascia una traccia ovvia ed è riconoscibile tramite impronta.

 

La tua privacy è anche quella degli altri

Non so se vi siete convinti o meno, se non basta tutto questo credo che difficilmente ve ne convincerete, ma infine una cosa voglio aggiungerla.
Tu, tu che mi stai leggendo, tu che dialoghi con me e magari non ti preoccupi della tua di privacy, ci pensi che nel momento in cui scambi un messaggio con me, rinunciando alla tua riservatezza, molto probabilmente stai aiutando altri a violare la mia privacy e sei il primo a non rispettare la mia scelta di riservatezza??

La Zona AGESCI che non vorrei

Quando le persone pensano allo scautismo pensano al classico scout con i pantaloncini corti, i calzettoni alti, magari in cerchio che canta le canzoni della messa, ma difficilmente si pensa che dietro a quell’immagine c’è tanto altro, burocrazia, diversi gradi associazione, voglia di potere personale. Purtroppo capita di imbattersi in queste cose, che di scout non hanno nulla, ma che sarebbero necessarie per il corretto e giusto funzionamento ti tutto il meccanismo, il purtroppo è perchè il pensiero dei singoli prevale su quella che è la visione globale e la giusta regolamentazione delle cose.

Io personalmente ultimamente ho sbattuto il muso con “La Zona” AGESCI, termine errato con cui sarebbe più giusto definire “I Responsabili di Zona”, ed ho capito che non è la Zona che vorrei.

La Zona AGESCI che vorrei:

  • Non ha un comitato esteso a gestione familiare dove su 8 membri 3 sono della Comunità Capi del Responsabile di Zona Maschile e 3 sono della Comunità Capi della Responsabile di Zona Femminile, tra l’altro, in quest’ultimo caso, strettamente imparentati tra loro.
  • Non ha i Responsabili di Zona che fanno credere ai nuovi gruppo di essere loro la zona e di decidere loro per tutta la zona.
  • Non ha i Responsabili di Zona che pensano di poter decidere dove si debbano censire i capi provenienti da altri gruppi.
  • Non ha i Responsabili di Zona ed il Comitato di Zona che sotterfugi e falsità impone ad un capogruppo di non censire un capo.
  • Non ha i Responsabili di Zona che decidono il Capo Gruppo di un gruppo nascente, un capo gruppo di facciata, praticamente un prestanome.
  • Non ha i Responsabili di Zona, il Comitato di Zona ed il Consiglio di Zona che fanno nascere un nuovo Gruppo imponendogli un progetto, tra l’altro con false notizie.
  • Non ha il Comitato di Zona che decide quale Branca debba essere aperta da un Gruppo appena nato.
  • Non ha il Responsabile di Zona che minaccia un Capo Gruppo di chiudergli il Gruppo.
  • Ha un Consiglio di Zona il cui ruolo è riconosciuto e svolga ciò che gli compete, realmente, facendo partecipare agli incontri dello stesso le giuste figure.
  • Non invita a votare il vecchio Responsabile di Zona riconfermandolo per altri due anni, al massimo lo ripropone, lasciando libera scelta.
  • Non ha il Comitato di Zona che seppur sapendo dei problemi di un Gruppo dice che “non lo sapeva ufficialmente” e che quando il Gruppo si scinde pensa di dover essere chiamato, non si capisce per quale motivo, da coloro che sono usciti dalla vecchia Co.Ca. per andare altrove.
  • Non ha il Comitato di Zona che invita un capo con oltre 40 anni di Scautismo alle spalle a stare a casa perchè non vogliono che vada nel Gruppo scelto da lui.
  • Non ha un Responsabile di Zona Maschile che quando lo incontri per strada e gli dici di essere stato alla riunione di Comunità Capi del nuovo Gruppo ti risponde “e chi ti ha dato il permesso?”.

Sicuramente sono tante altre le cose che non vorrei, come tante quelle che vorrei, per farla breve diciamo che mi andrebbe bene che ognuno avesse la prontezza di compiere il ruolo che gli compete nel migliore dei modi.

Ecco, io non vorrei una Zona come la Zona che ho visto negli ultimi 3 mesi.

Ti stai perdendo (non) me

E’ che tu che stai di la non ti stai perdendo me. Quello sarebbe il minimo, forse sarebbe anche niente.

E’ che ti stai perdendo i tramonti, ti stai perdendo i sorrisi,
ti stai perdendo le risate, ti stai perdendo le birre, ti stai perdendo le parole,
ti stai perdendo gli amici, ti stai perdendo le persone che passano e poi vanno via,
ti stai perdendo.

E soprattutto li stai perdendo senza me. Che potrebbe essere tutto.

E nemmeno lo sai.

https://www.youtube.com/watch?v=5ChbxMVgGV4

Vivo, Morto o Y?

E’ da qualche giorno che mi è tornata la voglia di far vivere questo blog, un blog che ormai è praticamente morto. Dico morto e non agonizzante per il fatto che non è proprio praticamente più curato in alcun aspetto, tantomeno ha una linea editoriale, o meglio non l’ha mai avuta, nato come contenitore di pensieri personali, divenuto poi repository di gallery di belle donne e calendari, per passare poi ad un punto di divulgazione di notizie tecnologiche, insomma un calderone.

Pensavo di volerlo fare rivivere senza motivo, e senza motivo vivrà, senza linea editoriale, perchè diventerà nuovamente il posto dove appuntare le cose che mi passano per la testa, le idee, le soluzioni, le foto, e via dicendo. Sarà ancora un calderone.

Però per tornare dagli inferi vi è sempre necessità di una nuova luce, di un nuovo aspetto, serve quindi una grafica nuova. Partiamo da questo punto.
Consigli per un tema di WordPress che possa stare bene qua?

Un Addio non detto

Non so quante, tante, volte ho sentito dire “oh Lobotomia”.
Non so quante, tante, volte ho sentito dire “sono 5 gettoni” nel momento in cui cambiavo mille lire per giocare ai Coin-Op.
Non so quante, tante volte, ti arrabbiavi perchè dovevi andare a sistemare i birilli per guasti di vario genere.
Non so quante, tante volte, ho dovuto combattere per decidere qualcosa con te.
Non so quante, tante volte, mi hai cazziato giocando a calcetto, perché ero scarso.

Ma sicuramente ricordo la prima volta che quel slipgt diventò Lobotomia.
Ricordo la prima volta che giocai ad un video gioco da sala giochi.
Ricordo la prima volta che vidi una pista da bowling.
Ricordo la prima volta che mangiai un panino “americano”.
Ricordo la prima volta che vidi un modem, la prima volta che ebbi una connessione ad internet.

Probabilmente se oggi sono quel che sono è anche in parte anche merito tuo.
Avrei voluto salutarti un’ultima volta e vedere quel sorriso di cazzo che facevi.

Ciao Rocco, ci vediamo di la.

La cassa Oakheart è in giro ed io sarò Re dei Pirati

Diventerò il re dei Pirati!, chi mi conosce sa che lo ripeto spesso, per colpa di, o grazie ad, un Anime (un cartone animato giapponese, nella fattispecie “One Piece”), ma quella di Monkey D Luffy (Rubber nella versione televisiva italiana) è una frase che mi piace tanto, come la storia raccontata.

Perchè essere pirati non è fare rapine sul mare, essere pirati è avere spirito di avventura, avere dei sogni, delle speranze, e sicuramente tanta strada da percorrere, anzi più che altro mare da navigare. Quindi da qualche parte dovrò pure iniziare, e da buon pirata che ama divertirsi da dove scelgo di partire? Naturalmente dal RUM!

Ed il Rum è il compagno di avventure di tanti pirati, ricorderete tutti la canzoncina Yo Ho Ho Beviamoci Su cantata dal Capitano Jack Sparrow nella serie de’ I Pirati dei Caraibi, e ricorderete le sue avventure.

A proposito di avventure e rum, avete visto l’avventura lanciata dal Rum Bacardi Oakheart? Quella che su twitter e instagram si sta muovendo con l’hashtag #OAKadventure e che sta facendo viaggiare una cassa con dentro 50 oggetti,scelti alla BlogFest da 5 blogger d’eccezione, che rappresentano lo spirito Oakheart, per 5 città d’Italia dove si terranno altrettante feste, aperitivi e blogger.

Il viaggio dela cassa Oakheart si concluderà il 18 Febbraio, quando arriverà alla Social Media Week di Milano e dove ci sarà la festa finale dove 50 fortunati blogger estratti riceveranno uno degli oggetti contenuti nella cassa.
Insomma tante occasioni per assaggiare il nuovo Rum Bacardi Oakheart, che se non conoscete vi consiglio di provare, il suo sapore speziato vi porterà un pizzico di avventura un più nella vostra vita.

Infine vi chiedo, voi cosa avreste messo nella cassa? Io questo!