Il Festival di Sanremo 2017 raccontato dai Fratelli Grimm

Dopo una seconda serata del Festival di Sanremo 2017, tutto in tema carnevale, la terza puntata ci porta il magico mondo delle fiabe dei Fratelli Grimm.
Non per forza ci deve essere sempre qualcosa da dire, per cui quest’oggi sarò breve e vi racconterò la morale di Sanremo. Alla fine.

C’era una volta…

Sarebbe dovuta iniziare così la terza serata del Festival di Sanremo, perchè quelli che si vedono non sono altro che i personaggi delle fiabe. L’Atmosfera Fantastica la si vive da subito, sul palco salgono quattro elementi rubati ai racconti per bambini.
Il primo delle Nuove Proposte a cantare è uno che già il nome lo ha da personaggio delle favole: Maldestro. Lui ha già realizzato il suo sogno, ha ricevuto in regalo gli occhiali che Ron indossava la prima serata del Festival di Sanremo.
Inizialmente scambiato per Jacob Frye, il secondo ad esibirsi è il Cappellaio Matto, al secolo Tommaso Pini. Canta “Cose che danno ansia”. Come lui. Praticamente è una canzone autobiografica. Nel corso della sua esibizione penso che ho speso migliaia di euro per il mio impianto audio e sento la voce di un uomo come se fosae di un cartone animato.
Non poteva che seguire Alice nel Paese delle Meraviglie, in versione Rosso Sangue. Forse per anticipare il Maurizio Crozza che ci farà ridere più tardi nel corso della serata. Di Valeria Farinacci non ricordo altro.
L’ultimo anonimo, di nome Lele, è il bambino arrivato la ad ascoltare le fiabe. Si sarà sentito lui quello strano.

Purtroppo i due concorrenti provenienti dal Paese delle Meraviglie vengono eliminati. Forse per razzismo. E’ un vero peccato, chissà come potevano deliziarci durante la finale delle Nuove Proposte.
A conferma della serata per bambini, prima della vera kermesse musicale (termine che una volta al giorno si deve usare), c’è il Piccolo Coro Dell’Antoniano di Bologna, praticamente non è il Festival di Sanremo, è lo Zecchino D’Oro!

I giochi con le palle

La gara di ieri sera era dedicata alle cover di brani famosi, fatte più o meno bene, più o meno uguali. Ma fatte. Come alcuni cantanti.

Chiara, pensando di essere ancora alla seconda serata, si presenta con lo stesso vestito della sera precedente. Glielo strappano giusto un poco prima di entrare in scena.
La morale della serata di cui parlavo prima ha un nome, è Ermal Metal. Un tizio per cui succede sempre che ad un certo punto mi cadano palle. Quel certo punto è sempre appena lo vedo. Ora c’è da dire che il tizio potrebbe anche essere bravino, che i suoi falsetti sono ben fatti, se non che poco dopo ci sarà un tale che gli darà lezioni.  Vincerà la serata, a me continuerà a non piacere da solista. Alla massa piacerà ora e non avrà mai conoscenza dei La Fame di Camilla. Questo è Sanremo.
Le palle di cui parlavo sopra si ritrovano dopo qualche minuto sul palco, durante l’esibizione di Ludovica Comello. La cantante arriva in ritardo al Festival, vestita da Cappuccetto Rosso voleva partecipare alla fase delle fiabe. Giusto per non farci dimenticare il vestito della prima serata praticamente si è vestita da cosplay hentai.

Il regno dei saggi

Da Albano a Fiorella Mannoia passando da Paola Turci, si vede chi è a portare avanti Sanremo.
Albano canta la cover di una cover, e che aveva già Festival in curriculum quando pubblicarono l’originale. Rende comunque in maniera eccelsa, checchè se ne dica.
Per Fiorella Mannoia ci si può solo alzare in piedi, è una delle migliori interpreti in circolazione e lo sappiamo bene. Ci mette l’anima in quel che fa.
L’ambiente si arreda bene quanto entra Paola Turci, con un lampadario attaccato all’orecchio. Anche lei dimostra esperienza e padronanza del mezzo. Prima di entrare la vediamo con lo smartphone in mano. Sicuramente sta scrivendo su twitter.
I critici musicali parlano bene della performance di Gigi D’Alessio. La lagna cantata è piaciuta a molti. A mio avviso Don Backy ha voluto pià volte essere morto.
Vestito del mio quaderno delle elementari, Michele Zarrillo ha avuto buone risposte dal pubblico. Io non ho capito le sue domande.
Colpo di scena essenziale è stat il fatto che Marco Masini mi ha fatto provare, per la prima volta nella mia vita, compassione nei confronti Faletti.

Formule magiche e filastrocche

Nel corso della serata ancora una volta non sono state risparmiate le battute sul colore di Carlo Conti. Maria De Filippi fa tremare il pubblico quanto tutti al suo “ci colleghiamo” hanno pensato all’esterna di uomini e donne. Tanto per restare in tema ha messo una nuova vestaglia da camera.
Il vincitore del premio simpatia, coreografia, scenografia e maglioni inguardabili, lo vince Francesco Gabbani. Senza scimmia non è lo stesso, ma mentre cantava “Susanna” ho pensato che a sto giro sarebbe apparso sul palco un formaggino.
Alle fiabe Elodie ci sta per il rosa dei capelli. Per tutto il resto per me non dovrebbe nemmeno stare a Sanremo. Senza arte ne parte
Fabrizio Moro ormai dimenticato anche da se stesso non emoziona ne convince.
Invece mi piace molto quello delle facce strane, Michele Bravi che canta con la voce di E.T. (battuta rubata ad Erika), con un grande arrangiamento de’ “Le Stagioni dell’Amore” di Franco Battiato.
Cosa ci faccia al Festival di Sanremo Samuel è ancora un mistero. Lui intanto interpreta Il Principe Schiaccianoci. Vuole continuare ad essere i Subsonica ma con un nome diverso, e siccome nessuno del suo gruppo vuole dargli soddifazioni deve chiamare uno dei Linea 77.

Umanità, lobby e la morte di Adinolfi a Sanremo

Mika seppellisce Mario Adinolfi. Parla dei colori dell’arcobaleno, fa uno show di spessore ed è sia intrattenitore che musicista che cantante. Nel mentre scopriamo che il nome Mika in italiano signifca “Ermal Meta a falsetti ce la suchi”. Sicuramente c’è stato un tentativo di golpe da parte di Adinolfi, al suo ingresso la porta che da sulle scale non si era aperta.
Se ciò non bastasse il finale di LP è ancora peggio per gli  omofobi. Ma poi qualcuno di voi ha un LP di LP? Ad ogni modo, LP fischia meglio di pastore della Sardegna, ha una voce che incanta e stupisce, stabilisce le nette assonanze tra ciò che si è e ciò che si fa.
Abbiamo avuto, dopo l’impiegato della prima serata che non ha mai fatto una assenza sul posto di lavoro, l’ostetrica che ha partorito più figli della popolazione cinese, e la ultracentenaria che ha cantato la cover di “Quel mazzolin di fiori”.
Arrivano le famose senza un perchè, sul palco del Teatro Ariston di Sanremo appaiono come per magia Annabelle Belmondo (nipote di Jean Paul) e Anouchka Delon (figlia di Alain), praticamente le sorelle di Cenerentola. Ad un certo punto ho avuto paura che arrivasse anche Elettra Lamborghini.
Matteo Salvini sicuramente non guarda il Festival di Sanremo, altrimenti avrebbe fatto un esposto insieme ad Adinolfi per Sergio Sylvestre e i Soul System. Peccato per i problemi tecnici, ma di base la prestazione loro è stato molto ben preparata. Cantano “Vorrei La Pelle Nera”, inserendoci in mezzo pezzi di “Black or White” di Michael Jackson. Qualcuno dovrebbe dire a Sergio Sylvestre e i Soul System che la pelle nera la hanno già. Ma soprattutto la paura mia è stata che ad un certo punto dalla pancia di Sergio Sylvestre  uscisse fuori Bello Figo.

Il torneo di Briscola e la vittoria inutile

Mentre i piccoli giocano a palla i grandi giocano a carte. Tocca a Raige e Giulia Luzi, Bianca Atzei, Clementino, Giusy Ferreri, e Nesli e Alice Paba, sfidarsi nel torneo. Purtroppo niente cover per loro, sfigati noi dobbiamo riascoltare le loro canzoni. Vanno a casa le due coppie. Magari sono in tempoa festeggiare San Valentino al posto di Sanremo.

Alla fine vince la serata Ermal Metal, che così ci fa capire che la morale è che non importa se tu sia bravo o meno, l’importante è che sei commerciale.

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