Thomas Jay, un falso condannato a morte, un vero libro.

Thomas Jay sembrava dovesse essere il prossimo nome a cui dedicare un post sociale, in questi giorni in cui sembra non mancare l’interesse per le cause sociali, così oggi, dopo aver scritto di Rossella Urru e Fabrizio Pioli, leggo per la prima volta di questo nome.

Thomas Jay Facebook

Dato che mi piace documentarmi su qualsiasi cosa inizio subito una ricerca, ma su Google ci sono pochissimi risultati, su Wikipedia non esiste traccia di Thomas Jay. Leggo la storia da quello che dovrebbe essere la pagina dedicata alla causa Free Thomas Jay, scopro che in realtà dovrebbe chiamarsi Stefano Lorenzini, un uomo con dietro una storia da film e condannato ingiustamente all’ergastolo.

Leggo tutto il contenuto della biografia di Thomas Jay, ma qualcosa non mi convince, inizialmente noto il tutto scritto velocemente, noto la mancanza di apostrofi, penso al solito tentativo di guadagnare soldi tramite le offerte delle persone. Nonostante ciò penso che mi manca ancora qualcosa, non conosco nessuno dei suoi libri, non conosco sicuramente tutti i libri del mondo, vero, ma Google in linea di massima si, faccio un’altra ricerca con i titoli dei libri (in particolare In the Dim, in the Light) ma non ottengo risultati utili. Il mio sospetto aumenta.

Continuo a leggere, arrivo al punto in cui si parla di un tale critico e scrittore Samuel Atkins che si sarebbe interessato a lui. In realtà nessun critico e scrittore moderno (almeno in attività negli ultimi 40 anni) è riconducibile a quel nome. Andando avanti leggo anche che Ailie Clementi, una ragazza che anni prima aveva realizzato una tesi di dottorato sulla sua opera, sarebbe poi diventata sua moglie, di lei ne parlerò però dopo.

Decido di guardare il video presente nella home page di Free Thomas Jay, arriva il momento in cui parla una donna che dovrebbe corrispondere al nome di Ilaria Bandini e che dovrebbe essere l’autrice del libro “Thomas Jay. Il Genio Dimenticato”, purtroppo anche cercando questa autrice su internet non si trova alcun riferimento, nè a lei, nè al suo libro (nessun ISBN) collegato a tale titolo. Quando parla e dice che è nato nel 1957 in Italia e si passa al video di un bambino mi viene un ulteriore sospetto, perchè la biografia di Stefano Lorenzini dice che ha vissuto l’ infanzia in povertà insieme alla nonna in Toscana, ma allora non è un poco strano che nel 1957 una nonna in una famiglia povera avesse possibilità di fare riprese? E magari con in 8mm a colori?

Mi fermo un secondo dopo aver pensato Italia, mi faccio l’ennesima domanda, perchè mai ad un sito con dominio .com mi risponde immediatamente un sito indirizzato ad una utenza italiana? E perchè mai viene puntualizzato che in Italia la Fazi Editore pubblicherà le opere di Thomas Jay?

Free Thomas Jay

Ho quasi chiara la situazione, ma voglio andare avanti. Continuo a vedere il video, quando parla di nuovo Ailie Clementi metto in pausa, la fisso, ci penso, arrivo al punto, perchè mai Wanja Sellers ha cambiato il proprio nome in Ailie Clementi? Wanja Sellers naturalmente è una attrice, sta interpretando una parte, non manca altro per dire che il video è stato fatto ad hoc ed è un falso.

Ho due prove, la certezza che Thomas Jay non esiste, ma voglio arrivare in fondo alla storia, cosa c’è dietro? Parto dal dominio www.freethomasjay.com, innanzitutto il primo errore è stato quello di non scegliere un dominio .org dato che dovrebbe essere una causa sociale, comunque rapido giro di whois e cosa scopro? Il dominio è registrato dalla Fazi Editore Srl, appunto la società che dovrebbe ripubblicare i libri di Thomas Jay. Qui il secondo errore, bastava oscurare i dati del dominio.

Dati Dominio freethomasjay.com

Dati Dominio freethomasjay.com

Voglio lasciare aperta una porta, immagino per un attimo che la Fazi Editore abbia si scelto di pubblicizzare le sue prossime uscite, però magari sposando una causa giusta, ma nel sito della stessa casa editrice non è presente alcun Stefano Lorenzini o Thomas Jay. Chiudo la porta. Ora ho anche la certezza che è una mossa di marketing per pubblicizzare qualcos’altro.

La mia ricerca ora è in direzione del prodotto da pubblicizzare, giro un poco fino ad arrivare al blog “Mamme sull’orlo di una crisi di nervi” di Alessandra Libutti, navigando nel sito scopro “Thomas Jay di Alessandra Libutti“, un libro realizzato da tale autrice, già pubblicato qualche anno fa, con sconosciuto successo dato che il vecchio editore è scomparso, e che 30 Marzo 2012 uscirà un una nuova edizione per Fazi Editori.

Insomma nulla di illegale o eclatante, solo un caso montato ad hoc per pubblicizzare la prossima uscita di un libro, che a sto punto ho voglia di leggere, un pò sull’onda di The Blair Witch Project o Paranormal Activity, anche se i n chiave diversa.

Risolto il mistero torno al punto di partenza e chiedo da dove è stato preso quel link, arrivo alla fonte principale, tale Giuseppe Calabrese, che scopro essere anche mio conterraneo. Da lui è partita la diffusione del messaggio Free Thomas Jay.

Il post di Giuseppe Calabrese su Free Thomas Jay

Il post di Giuseppe Calabrese su Free Thomas Jay

Leggo la sua biografia e scopro che Giuseppe Calabrese si occupa della scrittura di format,  con notevoli collaborazioni ed esperienze alle spalle, e che attualmente lavora nell’ufficio comunicazione e marketing della casa editrice Fazi Editore. Quindi molto probabilmente tutto ciò è stato partorito da lui, con il quale voglio complimentarmi nonostante qualche sbavatura evitabile.

Io chiudo dicendo che, appena liberano “Thomas Jay” di Alessandra Libutti in libreria, vado a leggere la sua storia.

8 thoughts on “Thomas Jay, un falso condannato a morte, un vero libro.

  1. Caro Giuseppe, ti ringrazio per essere intervenuto sul mio blog.

    In effetti avevo trovato su Google il tuo post, ma lo avevi momentaneamente oscurato, quindi non ho potuto citarlo.

    Hai fatto un lavoro di ricerca molto più approfondito del mio, complimenti!

    Comunque, io non ho la minima simpatia per chi vuole sfruttare la buona volontà dei blogger contrari al sistema carcerario statunitense per vendere un libro.

    Non sono proprio curioso di leggerlo.

  2. Aggiungo che tra i commenti al mio blog, ho scritto:

    Segnalo a tutti il post di Giuseppe Guerrasio, che precede cronologicamente il mio e offre molto più materiale.

    Avevo visto su Google la segnalazione del suo post, ma quando l’ho aperto, c’era scritto qualcosa tipo, “ho momentaneamente oscurato questo post”, per cui non ho potuto farvi riferimento.

    Per essere chiari, ripeto che il lavoro di Guerrasio è uscito prima del mio ed è fatto meglio.

  3. Nino says:

    Ma sei un detective? Mi sono divertito molto a leggere il tuo post. Gli indizi erano sparsi, erano li e tu sei riuscito a ricostruirli. Trovo inutili i buonisti che tentano di polemizzare, da tempo non mi capitava di commentare queste azioni. In fin dei conti io amo il cinema e ogni giorno mi commuove con storie finte, create, ma vere nel loro messaggio.

  4. Pingback: Una Valigia di Caffè

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