Black Hat SEO: 5 cose da non fare

Per Black Hat SEO si intendono tutte le tecniche illecite, cioè che non seguono norme e linee guida indicate dai motori di ricerca ed inoltre cercano di trarre vantaggio dai limiti dell’HTML e del Web in se, utilizzate in ambito SEO per ottenere dei posizionamenti più alti nella SERP.

In questo articolo elenco 5 cose da non fare in quanto ritenute tecniche di Black Hat SEO dai più importanti motori di ricerca (Google, Bing, Yahoo).

Black Hat SEO - il male del SEM

Black Hat SEO - il male del SEM

 

Link Nascosti o Testo Nascosto

Era una delle tecniche più usate in passato, ormai fortunatamente quasi in disuso. Per realizzarla si applica al colore lo stesso testo dello sfondo in modo così che nel contenuto della pagina il testo o il link non siano visibili.
Una tecnica alternativa utilizzata spesso è quella di inserire i link nascosti tramite JavaScript in modo che non siano riconosciuti come collegamenti esterni bensì come parte del testo.

Doorway Page o Pagine Gateway

Questo punto è fortemente correlato allo Spamdexing, in pratica viene creato appositamente un insieme di pagine web, di scarsa qualità in termini di contenuti, ottimizzate per essere indicizzate su una determinata parola chiave o frase. Normalmente le pagine doorway fanno da gateway verso altre pagine sia in maniera manuale (con dei link) sia in maniera automatica (redirect tramite JavaScript).

Cloacking

Tecnica simile alla precedente, in quanto anche essa fa uso di reindirizzamento, consiste in questa caso però nel visualizzare agli utenti del sito una versione della pagina desiderata diversa da quella presentata ai motore di ricerca. Cloacking sono da esempio le pagine realizzate ad esempio in flash ma che al crawler vengono poi visualizzate come HTML.

Keyword Stuffing

La tecnica in oggetto cerca di aumentare la Keyword Density mediante l’alta ripetizione delle parole chiave con cui si vuole fare indicizzare il contenuto. Per realizzare ciò esistono diversi metodi, anche se non sempre tutti indicano allo stesso modo la Keyword Stuffing, uno può essere quello di scrivere più e più volte la keyword nel testo, un’altra può essere quello di realizzare una pagina contenente in pratica solo la parola chiave e fare il redirect una volta arrivati alla pagina, un’altro ancora può essere quello di avere le keyword ripetute nascoste tramite css, infine un’ultimo metodo può essere quello di riportarli nei metatag anche quando i reali contenuti non sono quelli relativi alle keyword.

Desert Scraping

Tra le più sconosciute, il Desert Scraping consiste nel ricercare, di solito tramite l’Internet Archive o motori di ricerca diversi da quello in cui ci si vuole posizionare, dei testi non più indicizzati o rimossi dall’indice del search engine desiderato. Una volta trovati i contenuti e verificato che non siano presenti si riportano in una nuova pagina, ottenendo così un aumento delle proprie risorse da far indicizzare al motore di ricerca.

Etico è meglio

Naturalmente tutte queste tecniche come già detto sono considerate illegali dalla maggior parte dei motori di ricerca e sono quindi da evitare assolutamente.
Personalmente anni fa in alcuni progetti ho anche sfruttato queste tecniche, alcune delle quali se ben fatte tutt’ora funzionano regolarmente e permettono di ottenere dei vantaggi, ma ne sconsiglio in ogni caso l’uso poichè Google, come Bing, ogni giorno tendono a migliorare i propri algoritmi per offrire i migliori contenuti possibili ai propri utenti.

Alla fine quindi conviene lavorare eticamente e nel modo corretto fin da subito per avere dei buoni risultati ed un buon posizionamento sui motori di ricerca.

 

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