2 ricordi 2 pensieri

Oggi sono 20 anni dalla protesta di piazza Tian’anmen (massacro è un termine più adatto sicuramente). Qualche giorno fa la Cina ha pensato bene di bloccare quanti più mezzi di comunicazione possibile.

In Italia propongono anche di controllare Internet. Controllano l’informazione. Non diventiamo come loro.

Lo stesso giorno, ma di 5 anni più tardi, si spegneva uno dei più grandi attori che ho potuto vedere in vita mia, Massimo Troisi. In Italia c’è stato e sicuramente c’è ancora qualcosa di buono.

ritorno dopo un’andata senza ritorno

In effetti era strano stare li fuori, era strano per lui dopo tanti anni.
Poi per forza – obbligatorio – per il tipo che era non poteva essere normale.
Era passato qualche mese, ma lui era ancora pazzo? Era mai stato pazzo?
Sicuramente le persone che gli stavano intorno – il mondo – non stavano meglio di lui.
Dare una patente ad uno dopo pochi mesi che è uscito dal manicomio? Dopo dieci anni. Dopo anni. Dopo lunghi anni. dopo brevi lunghi anni. Chi era pazzo in realtà?

Aveva deciso di tornare a casa Joe, di vedere come era il mondo fuori ora che lui non c’era più. Come era cambiata la sua terra. Come era il sole sulla sua testa quando sotto i piedi aveva l’asfalto che da piccolo gli aveva consumato le ginocchia. Come era adesso quel campetto dove correva e rovinava ogni paia di scarpe nuove che sua mamma gli comprava. – Si si, anche comprate il giorno stesso, perchè lui non poteva far durare una cosa – E in effetti vedeva ancora strada passargli di lato, vedeva ancora qualcosa che riempiva i suoi lati. In senso opposto adesso.

“Non cerco più la mia città, ora so quale fosse la mia città. Ora cerco solo me, chi è dentro di me, chi è degno di me”.

Era su una macchina, una macchina affittata. RENT A CAR, fu la scritta che gli piacque. Comunque decise di prendere una automobile e di tornare da dove era partito anni prima.
Superò quel cartello autostradale che diceva “Benvenuto”.
Per prima cosa pensò:
– “Come cazzo fai a dire benvenuto? Sei il benvenuto perchè vogliamo tenerti qui in questo posto squallido? O sei il benvenuto perchè questo posto è talmente bello secondo noi da farti stare bene?”

Già non ci pensava più, aveva iniziato a girare senza una meta precisa. Voleva guardare. Si guardare. Perchè era un tipo curioso come sempre. E niente più.
In giro, finestrino aperto, occhi spalancati senza vedere troppo, senza la ricerca di qualcosa. Forse aspettando qualcosa che lo impressionasse, forse solo perchè era fatto così.

– “JOE!”
Una voce che urlava.
– “Joeeeeeeeeeeeeeeee!”
Inchioda sui freni. Si ferma. Inchioda sui freni e si ferma. Si ferma inchiodando sui freni. E pensa. Di colpo si gira, guarda e pensa.
– “E questo chi cazzo è ora? chi cazzo sa chi sono? Chi è che mi conosce?”
Un uomo, circa quarantenne, sembrava anche che lo conoscesse bene
– “Sono Orazio, non ti ricordi di me?”
– “…”
– “…”
– “Orazio… Cazzo quanto tempo… Quasi dieci anni… e io lontano da qui, lontano da tutto e da tutti…”
– “Ma che ci fai qui Joe? Sono felicissimo di vederti, dicevano che eri stato in un manicomio e che poi fossi morto”
– “Non muoio io… quelli come me non muoiono mai, dovresti saperlo. Ma si, nel manicomio ci sono stato. Sono appena uscito. E sono venuto a vedere cosa ci fosse ancora qui”
– “C’è poco qui. niente di quello che era quando tu eri qui. Niente di tanto tempo fa”
– “Sai, Orazio, ho visto un pò giro, niente c’era, niente c’è, niente ci sarà, ma io qui ci tornerò sempre, perchè è qui che sono diventato io, è qui che sono diventato uomo, è qui che voglio morir, ma ancora non è il tempo.
E ormai qui non ho niente, non ho niente fuori, devo andare ora, devo rientrare, sono stato troppo fuori, ho visto quanto basta per adesso. E poi tu non lo sai, ma ho una montagna da scalare.”
– “Ehy Joe, siamo cresciuti insieme, lo so come tu ‘funzioni’, vai continua per la tua strada, non ti perderai mai. E salutami il mondo, in quel piccolo dove tu sarai avrai un mondo davanti ai tuoi occhi che in qualche mondo sarà tuo”
– “Ciao Orazio, ci rivedremo, primo o poi sarò fermo qui. Ora Vado.”

Si fermò alla prima cabina telefonica che vide, dopo pochi chilometri.
– “Pronto? Cercavo il Dr. Smith, sono Joe”
– “Salve Joe, un attimo che glielo passo.”
– “Sono il Dr. Smith. Joe mi dica.”
– “Salve Dottore, volevo solo dirle che sto tornando.”
– “Joe, lei non mi crederà non so perchè ma io lo sapevo. L’aspetto”
– “Anche io lo sapevo. Sto tornando. A presto.”
– “A presto.”

Ripartì Joe, pensò nella sua mente: “Smith, che cognome del cazzo”. E subito dopo: “sto tornando”.
E il dr Smith, subito dopo aver chiuso: “Sta tornando.”, sorrise.

Strada… Tanta strada… Tanta strada da fare… Stava tornando.