Home Page di Volunia

Volunia, flop al primo colpo. Inviti disponibili

Ancora deve essere disponibile al grande pubblico e già è al suo primo flop. Arriva così Volunia, nuovo motore di ricerca italiano realizzato da un team guidato da Massimo Marchiori, divenuto noto per aver ispirato dell’algoritmo su cui si basò la prima versione di Google.

Che Massimo Marchiori non sia l’ultimo arrivato in fatto di search e di motori di ricerca nessuno lo mette in dubbio, ma tra l’essere un esperto, un genio anche se vogliamo dirla così, e realizzare un prodotto di un certo livello la strada è tanta. Creare qualcosa che funzioni davvero, che possa arrivare al grande pubblico e che sia innovativa non è facile, ma sicuramente i passaggi da seguire sono ben delineati.

La pessima presentazione di Volunia

Iniziamo dalla presentazione di Volunia, che ha visto in prima linea Massimo Marchiori a far conoscere il suo prodotto a tutti. E’ stato a dir poco uno scempio,  anzi già le premesse non erano delle migliori.
Il team di Volunia si preparava a presentare alla stampa il lancio mondiale di un prodotto che dalle premesse, o almeno da quanto promettevano, avrebbe portato con se non poche innovazioniMa si sono preparati all’ora sbagliata, se vuoi fare la presentazione di un qualcosa che ha la pretesa di ottenere un riscontro nel resto del mondo (e diciamolo chiaro che il resto del mondo nove volte su dieci corrisponde agli USA) non puoi farla alle 12.00 ora italiana. Non puoi pretendere di essere visto alle 06.00 del mattino a Washington, New York e Boston, specie il giorno dopo del Super Bowl XLVII, naturalmente non puoi sperare che a Chicago alle 05.00 o ancora peggio a Los Angeles alle 04.00 pensino a te.
Inoltre nel sito ufficiale, nella home page, del live streaming nemmeno l’ombra. Bisognerà fare riferimento al sito dell’Università di Padova.

Soprassediamo alla questione orario e passiamo a quella lingua, pensateci bene, come si può fare un lancio mondiale nella sola lingua italiana? Allora diciamoci la verità, visto l’orario e data la lingua la presentazione era solo per l’Italia? Magari avranno anche ragione le malelingue che pensano che sia un progetto supportato dall’Università di Padova utile solo a fare giri politici e mangia mangia di soldi per un pò di tempo? C’è da dire una cosa, almeno, differentemente da tanti altri progetti italiani, questo sembra pronto a vedere la luce, non è stata prodotta solo carta, ma di ciò ne parleremo più avanti.

Home Page di Volunia

Home Page di Volunia

Tornando alla presentazione e alla sua pessima preparazione, è da notare l’inizio in pessimo stile, schermo bianco e proiettore non funzionante, come se non ci si trovasse in una Università dove il tema trattato fosse informatica, bensì in un fruttivendolo, fino ad arrivare alla ricerca della presentazione nella penna USB di Massimo Marchiori. Da twitter inizano ad uscire le prime lamentale e l’epic fail viene già annunciato.
Aggiungeteci alla fine le riprese fatte alla meno peggio e la pessima qualità audio ed il tutto è servito come peggio si può.

Volunia è Facebook (con Farmville) unito al passato?

Guardando la presentazione la prima cosa che salta all’occhio è quel fantomatico colore blu, che anche se non identico la prima cosa che fa tornare alla mente è Facebook, quasi a dire che al giorno d’oggi sia il social network di Mark Zuckemberg il punto di riferimento. Guardando meglio il sito si notano icone e notifiche in pieno stile FB, arrivano così anche i primi commenti del tipo “un motore di ricerca con Farmville“, in effetti il progetto si svela subito per quello che è, non un motore di ricerca vecchio stile, ma una esperienza sociale. Tra MediaPersoneAccount e Messaggi, con la bubble di notifica identica a quella del più diffuso social network al mondo, sembra proprio di muoversi in una vecchia versione di Facebook.

Però un’altra cosa mi viene in mente, guardando il logo, la disposizione delle varie componenti nelle pagine ed il forte desiderio di voler proporre qualcosa, mi torna il brivido dei vecchi motori di ricerca, di quelli che furono Il TrovatoreArianna e Godado. In quel periodo in cui mentre Google iniziava ad affermarsi per la sua semplicità e per i suoi risultati performanti e precisi, altri cercavano di proporsi con interfacce piene di roba inutile e cercando di proporre decine e decine di futilità, oltre naturalmente ai risultati quasi pessimi.

Non parliamo delle Mappe Visuali, in pratica una Sitemap riportata in stile Farmville, inutile e dispersiva.

Sinceramente io fin qui l’innovazione non l’ho vista, continuo comunque a seguire la presentazione.

Volunia ha studiato da Google+ e Google Plus Search Your World?

Una cosa viene subito messo in chiaro, Volunia non sfida Google, anzi prende tutt’altra direzione. L’anticipazione di un motore basato sulla semantica, il presentimento di un PageRank migliorato, e altre cose del genere, si sono rivelate tutte sbagliate, infatti la vera natura di Volunia è quella di essere un Motore di Ricerca Social.

Allora mi viene subito in mente Google Search Plus Your World, il progetto di Google, nato dopo la creazione di Google+, che ha come intento quello di portare nei risultati di ricerca non solo contenuti ma anche persone e relazioni. In effetti tra la declamata barra, che va in direzione opposta alle scelte di Google, riempita da avatar degli utenti, chat, messaggi, notifiche e pulsanti di varia natura, e i risultati di ricerca con la possibilità di interagire con gli utenti, come ad esempio con la chat (mentre in Google+ è possibile avviare i gli Hangout o Video Ritrovi), sembra proprio di avere a che fare con l’ultimo ritrovato di Big G.

Se ci aspettavamo l’innovazione, ancora non è arrivata.

Volunia prende roba anche da So.cl?

Proprio in merito all’interazione con gli altri utenti sui risultati di ricerca mi torna in mente la mia analisi su So.cl, prodotto di Microsfot realizzato nei Fuse Labs, di cui già qualche settimana fa mi chiedevo se fosse la copia di Google+, Facebook e Twitter.
Il punto in cui Volunia si avvicina tantissimo a So.cl è la possibilità di condividere i risultati e di discuterne con gli utenti. Anche la forzatura grafica delle barre non ricorda altro che il social network di Microsoft.

Ancora una volta vedo copia e non innovazione.

2 Milioni di euro per realizzare Volunia?

Sembra che Volunia sia costato 2.000.000 di euro, cioè due milioni di euro per realizzare qualcosa di già visto. Costa così tanto la parola innovazione, mentre la realizzazione della vera innovazione non ha prezzo, ne tempi, ne realtà.
Io mi chiedo come siano stati spesi questi soldi, dato che fino ad ora il marketing è stato pessimo, i costi di ricerca universitari non dovrebbero essere altissimi, i programmatori ormai costano quanto gli operai, la realizzazione di un cloud on demand con soluzioni tipo gli Amazon Web Services è alla portata di tutti. Qualcuno sa dirmi dove sono andati a finire questi soldi?

Volunia tra la privacy e la delusione nei Risultati di Ricerca

Un problema che si sono già posti molti è quello di come gestirà la privacy Volunia, ma secondo me è alquanto secondario il discorso, basta vedere tutte le cose copiate in giro e soprattutto basta pensare che uno usa Volunia da utente registrato dando il proprio consenso a tutti i paletti posti dal motore di ricerca.

Per ultimo ho lasciato come argomento quello relativo ai risultati nelle ricerche, sto provando grazie a Napolux da qualche minuto Volunia, mi limiterò per il momento a dire poche cose, rimandandovi fra qualche giorno ad una mia analisi più professionale. In ogni caso Luca Conti ha fatto degli esperimenti che confermano quanto sospettavo e quanto a prima vista ho notato. Volunia delude notevolmente nei risultati di ricerca, non si hanno i risultati aspettati, non si hanno risultati ottimali.

Alla conclusione di tutto ciò che penso è che sicuramente Volunia può crescere, ma per adesso ha imboccato tutte le possibili strade sbagliate. Vedremo cosa ne uscirà quando sarà aperto al pubblico.

Se volete un invito lasciatemi l’email nel commento.

 

UPDATE 08/02/2012: La procedura utilizzata per gli inviti sembra al momento non funzionare, per cui portate pazienza e appena ripristinata tornerò ad invitarvi.

So.cl, il social network di Microsoft. Inviti disponibili

Di Microsoft So.cl qualcosa l’ho scritta non molto tempo fa su twitter:

Oggi ricevo l’invito ufficiale ed inizio a provarlo, ne scrivo anche sul mio blog professionale “So.cl, social network copia di Google+, Facebook e Twitter?“.

Ho qualche invito a disposizione, richiedetelo pure nei commenti!

So.cl, social network rivoluzionario o copia di Google+, Facebook e Twitter?

So.cl è il nuovo social network di Microsoft, anzi per la precisione un progetto di ricerca sviluppato dai FUSE Labs di Microsoft, che promette di essere rivoluzionario. Ma sarà davvero così o è solo l’ennesimo clone mal riuscito?

Video Party, una delle funzionalità di So.cl

Video Party, una delle funzionalità di So.cl

So.cl copia Facebook?

Da quel che si legge nella home page di So.cl, il progetto di ricerca:

So.cl is a research experiment for students focused on combining web browsing, search, and social networking for the purposes of learning.

Cioè stiamo parlando di un esperimento di ricerca per studenti focalizzato sulla combinazione di navigazione web, ricerca e social networking per finalità di apprendimento.

Da quanto detto sopra il primo pensiero che mi viene in mente è il paragone con Facebook, il social network ormai dominatore del settore che quando nacque nel 2004 con il nome di Thefacebook aveva come scopo quello di far ritrovare studenti online, per la precisione Thefacebook era una directory online che connetteva studenti universitari tramite reti sociali. A conti fatti Microsoft Socl non cambia molto, è un esperimento di ricerca per studenti focalizzato tra l’altro sul social networking.

Inoltre se notate, l’iscrizione ed il login al sito vengono effettuati con il proprio account Facebook, insomma sforzo minimo con il massimo risultato.

So.cl copia Google+?

Microsoft So.cl messo in confronto con Google+ fa risaltare ancora più caratteristiche in comune,
Andando avanti nella pagina delle FAQ, si scoprono ulteriori caratteristiche di Socl, la possibilità di creare Rich Post, forse una cosa degna di nota grazie alle caratteristiche prese dal progetto Montage, anche se alla fine oltre al collage che permette di realizzare ha ben poco di innovativo, in realtà sembra un post di Google+.
I Video Party invece non sono altro cheesattamente  gli Hangouts (o Videoritrovi se preferite) di Google+, simili in ogni caratteristica, dalla possibilità di avviare il video party da un video trovato in rete alla realizzazione di una conference call.

Insomma nulla di veramente innovativo.

So.cl copia Twitter?

Di twitter in realtà non copia molto, se non alcuni tratti della nuova grafica, però  da notare che la timeline, i tag in evidenza, follower e following sembrano proprio quelli del microblog per eccellenza.

Alla fine dei conti Socl potrebbe funzionare

Da oggi ho l’invito a So.cl e a dire il vero testandolo penso che potrebbe funzionare, bisognerà vedere come e cosa integreranno e la risposta che avrà sugli utenti.

Io un mio primo pensiero o ho già espresso qualche settimana fa su twitter:

Vedremo in futuro se avrò voglia di parlarne meglio. Voi se volete provarlo basta che mi richiediate un invito.

Il Samsung Galaxy Nexus

Samsung Galaxy Nexus nelle mie mani

Il Samsung Galaxy Nexus è nelle mie mani da qualche giorno. Lo smartphone realizzato in collaborazione da Google e Samsung, noto appunto anche come Google Nexus Prime o Samsung Galaxy i9250, mi ha convinto, così ho deciso di acquistarlo con la promozione Top 400 di 3 Italia.

Il Samsung Galaxy Nexus

Il Samsung Galaxy Nexus

Le novità di Android 4.0 Ice Cream Sandwich.

Il Galaxy Nexus dovrebbe essere al momento il più innovativo telefono cellulare sul mercato, ad iniziare dal sistema operativo, Android 4.0, Ice Cream Sandwich il nome in codice, il più avanzato per uno smartphone, che porta con se tante piccole novità, ad iniziare dal design dell’interfaccia, dove al posto delle icone si trovano delle vere e proprie immagini di grandi dimensioni ed un testo in grassetto leggibilissimo.
Il browser (Chrome) è stato rivisto, così come anche la schermata Home e i client di email (sia quello standard che GMail), tutto per migliorare l’esperienza utente.
Per ciò che riguarda le schermate del desktop, Android Ice Cream Sandwich fornisce nuovi widget, più performanti e funzionali.
Per chi utilizza internet, e mi sembra il minimo pensare che un qualsiasi acquirente del Samsung Galaxy Nexus utilizzi costantemente internet, sarà utile la nuova applicazione utilizzo dati che permette di tenere sotto controllo i consumi di traffico per un determinato periodo.

L'applicazione per l'utilizzo dei dati sul Galaxy Nexus

L'applicazione per l'utilizzo dei dati sul Galaxy Nexus

Chi scrive tanto sul proprio smartphone sarà felice delle migliorie apportate sia alla digitazione manuale, dalla correzione automatica al riconoscimento del tocco, senza dimenticare il nuovo controllo ortografico, che alla digitazione vocale, con il supporto alla dettatura in tempo reale.
Migliorata anche l’accessibilità e la gestione delle notifiche, inoltre è stato inserito il supporto nativo per realizzare degli screenshot.
Il multitasking è stato rinnovato ed il gestore delle applicazioni permette con semplici gesti di ignorare le app che non ci interessano, tutto ciò va ad integrarsi con un’altra novità che in questo caso va a metà tra software ed hardware, cioè quella della scomparsa dei tasti fisici, i tasti home, indietro, cambio applicazione, così come i tasti di servizio hardware sono stati sostituiti da tasti virtuali, con la possibilità di usare i gesti per comandare le applicazioni.

Il trasferimento dei file diventa facile grazie al WiFi direct, al bluetooth e soprattutto al nuovo Android Beam, applicazione che permette di condividere contatti e dati tra due smartphone semplicemente sfiorandoli.

Galaxy Nexus, hardware di prima scelta.

L’eliminazione dei tasti fisici dallo smartphone di Big G è solo una delle tante caratteristiche hardware offerte, contenuto nelle dimensioni (67.94 X 135.5 X 8.94 mm) e nel peso (135 g) la presenza di un certo livello si nota subito, a partire dal display touchscreen  il cui schermo Super AMOLED da 4,65″ ad alta definizione con risoluzione 1280 x 720 pixel (caratteristica da vero HD) presenta il vetro curvo definito Contour Display e permette visualizzazioni 720p, caratteristica già presentata nel Google Nexus S ma che oggi si migliora, così lo schermo di vetro è ancora più incurvato e si adatta ancora di più comodamente al palmo della mano e al lato del viso.

Per ciò che riguarda il comparto tecnico la componentistica ha ben poco da invidiare ai concorrenti, come processore è stata scelta la CPU Dual Core a 1.2Ghz Texas Instruments OMAP 4460 (ARM Cortex-A9), che sebbene ha inizialmente causato qualche polemica è stata poi gradita per via dei molti fattori positivi, come ad esempio il supporto grafico e soprattutto l’acceleratore hardware IVA 3 capace di comprimere e decomprire al volo video HD, che hanno accompagnato tale scelta. Tutto ciò senza naturalmente dimenticare che la parte grossa della grafica la fa la GPU PowerVR SGX540 a 384 MHz.
La memoria RAM offerta dal Galaxy Nexus è di 1GB, mentre quella relativa allo storage per la memorizzazione dei dati è di 16GB, non espandibile tramite memorie SD, miniSD o microSD.

Naturalmente è presente tutto ciò che ci si aspetta in un telefono cellulare di fascia alta e di ultima generazione, LED per le notifiche a tre colori, doppio microfono, accelerometro, giroscopio, bussola, sensore di prossimità e di luce, barometro ed NFC. Proprio quest’ultima è una delle caratteristiche in evidenza in questo nuovo modello, anche essa già presente nel Google Nexus S, assume ora nuova vita grazie ad Android Beam e ai micropagamenti via cellulare che sfrutteranno Google Wallet.

Per ciò che riguarda la connettività al Samsung Galaxy Nexus non manca nulla, Bluetooth 3.0 HS, Wap 2.0, micro USB 2.0, DLNA, il già citato NFC, Wi-Fi 802.11 b/g/n, GPRS, EDGE, UMTS, HSDPA, HSUPA, GPS, A-GPS, quindi mille modi per condividere dati, restare connessi, vivere l’esperienza Android.

La batteria in dotazione  è da 1750mAh, una capacità tale che dovrebbe garantire 650 ore di utilizzo in standby, cifre da capogiro e da provare comunque, anche perchè con il 3G attivo i vari test che girano in rete parlano di 8 ore di standby e 4 di utilizzo medio. Di ciò però magari ne parlerò quando avrò iniziato a sfruttarlo a pieno.

La fotocamera e le nuove funzioni.

La fotocamera del Galaxy Nexus merita un discorso a parte, non tanto per le caratteristiche tecniche in se, nella media ed anche inferiori in rapporto agli smartphone della stessa fascia, quanto per le funzionalità offerte.
Doppia fotocamera, quella posteriore da 5 MP con messa a fuoco automatica continua e flash led, capace di registrare video Full HD a 1080p, e quella anteriore frontale da 1.3 MP.

Fotocamera del Galaxy Nexus

Fotocamera del Galaxy Nexus

Ma come già detto le caratteristiche principali della fotocamera non sono nella dotazione hardware in sè, ma nelle funzionalità che rendono l’esperienza d’uso unica, ad esempio il nuovo Galaxy Nexus ha la messa a fuoco automatica e continua, ciò significa che l’immagine verrà scattata sempre nel miglior modo possibile ed in brevissimo tempo, dando così ottime prestazioni in condizioni di scarsa illuminazione e davvero senza alcun ritardo di scatto. In aggiunto alla funzionalità di sblocco rapido che permette di aprire la fotocamera direttamente dalla schermata di blocco e scattare subito una foto, si avrà avrà la certezza di cogliere sempre il momento. Infine sarà possibile scattare foto rapidamente ed in sequenza in modo da cogliere anche diversi attimi della stessa scena.

Altra funzione nuova inserita nel Samsung Galaxy Nexus è la modalità panoramica single motion, con la quale è possibile scattare delle foto panoramiche semplicemente effettuando lo scatto e muovendo il telefono cellulare da una parte all’altra, sarà poi compito di Android unire istantaneamente  le immagini per la creazione di un’estesa foto panoramica.

Naturalmente al giorno d’oggi tra web 2.0, YouTube, twitter, Facebook, Google+ e social vari le immagini statiche non bastano più, quelli di Samsung (e di Google) lo sanno bene, quindi la fotocamera del Galaxy Nexus permette anche di realizzare video ad alta definizione, sarà infatti possibile girare video Full HD a 1080p, inoltre è presente la possibilità di acquisire dei fermoimmagine durante le riprese. Naturalmente anche i video godono della caratteristica di messa a fuoco continua, inoltre potranno essere effettuati degli zoom in tempo reale e applicata la  modalità al rallentatore che consente di girare video fuori dal comune spettacolari. Una volta terminata la ripresa oltre che rivedere il video, sarà possibile creare il proprio filmato con Movie Studio e caricarlo su YouTube.

L’ultima funzionalità offerta per le immagini è il Caricamento istantaneo, con cui le foto vengono caricate automaticamente ed immediatamente sul proprio account Google+, scegliendo poi con quali persone condividere le proprie immagini.

Google+, Galleria Picasa, Google Music, Hangouts (Videoritrovi), Messenger, Google Talk. Android diventa social e cloud.

Che Facebook, da un pò ormai, e twitter, recentemente, siano entrati nel nostro quotidiano è ormai certezza, Google lo sa bene e non vuole restare indietro, per questo dopo il lancio di Google+ adesso sta spingendo in tutti i modi per la sua crescita, l’integrazione con Google Android ne è la conferma.

Il caricamento istantaneo di cui ho già accennato è solo una delle tante sfumature, innanzitutto c’è da premettere che Google anche se in parte silenziosamente ha sposato a pieno l’idea del cloud, con Google Music integrato direttamente nel proprio smartphone è possibile ascoltare la propria musica in qualsiasi posto, sia quella presente sul proprio PC sia quella acquistata sul Google Music Market (o Android Market). Per le immagini il discorso è simile, basta avere un account Picasa, ormai integrato al 100% con Google+ e sarà possibile mediante l’applicazione Galleria visualizzare da qualsiasi luogo le proprie foto.

Google+ su Galaxy Nexus

Google+ su Galaxy Nexus

Ma in effetti il cuore di tutto il social per Google è Google+, un progetto che cresce giorno dopo giorno, aggiungendo funzionalità sia per gli utenti desktop che per gli utenti mobile.  L’idea di Big G è quella di far vivere alle persone relazioni come nella vita reale, con la loro complessità e le loro sfumature. Obiettivo del Galaxy Nexus è quello di rendere la condivisione di contenuti più simile a ciò che avviene nella vita reale.
Così in Android Ice Cream Sandwich Google+ trova la sua dimensione ideale, oltre all’applicazione per la gestione delle cerchie  arrivano i nuovi widget ridimensionabili, ottiene spazio il nuovo Messenger Google+, che permette di avviare chat uno ad uno o trasformare singole conversazioni in una chat di gruppo, facendo si che il social di Google sia anche uno strumento di conversazione Real Time. Tutto ciò si estende ai video con Google Hangouts (Videoritrovi), la funzionalità che permette di avviare videoconversazioni con singoli utenti o con le proprie cerchie, permettendo così di interagire in videoconferenza con molti strumenti utili, tutto ciò sia dal desktop che dallo smartphone.

Naturalmente Google non si dimentica del vecchio e anche Google Talk ottiene nuova linfa vitale, grazie ad una nuova interfaccia e soprattutto grazie alla possibilità di effettuare videochat da qualsiasi luogo.

Le premesse per il successo del Galaxy Nexus ci sono tutte.

Alla fine dei conti il successo del Galaxy Nexus sembra scontato, le premesse ci sono tutte, le funzionalità offerte sono ottime, naturalmente sono molte di più di quelle da me indicate, ora l’esperienza d’uso dovrà però dirmi se ho fatto una buona scelta o meno, naturalmente presto vi farò sapere.

Intanto mi godo il mio Samsung Galaxy Nexus!

Banzai acquista Giornalettismo

Notizia che è passata un pò inosservata,

Banzai Media, la divisione media e advertising del Gruppo Banzai, ha acquistato la quota di maggioranza della società Giornalettismo srl, società che edita il sito di news Giornalettismo, sito rivelazione fra i siti di informazione di nuova generazione.

Così i proprietari di Liquida e Il Post diventano anche i proprietari di Giornalettismo, uno dei siti di News 2.0 più noti in ambito Web italiano. Al di la della monetizzazione pubblicitaria e dei numeri in se (2,5 milioni di visite al mese) sicuramente questa acquisizione potrà dare ancora maggiore energia ad un gruppo che piano piano si sta consolidando nel panorama internet italiano e spinge sempre di più a diventare leader incontrastato.

La pubblicità AdWords di Tiziano Ferro su Gogle+

Tiziano Ferro crede in Google+

Tiziano Ferro arriva su  Google+, senza mezze misure, pubblicizzando il suo profilo e cercando di avere un ruolo di rilievo.
Il social network di Google  piano piano sta diventando realtà e sembra proprio che i personaggi famosi possano fare da traino alla sua crescita, diversi sono gli esempi internazionali, da Madonna a Britney Spears a Snoop Dogg, ma ora anche i cantanti nostrani si affacciano a questo nuovo modo di vedere l’interazione sociale online e si presentano. Tiziano Ferro è il primo caso forte di VIP italiani, annunciato dal blog di Google stessa, ad approdare su Google+, e lo fa senza restare sotto tono. Innanzitutto sfrutta google AdWords per pubblicizzare il suo ingresso e le sue attività su g+, rendendo già di per se il tutto speciale.

La pubblicità AdWords di Tiziano Ferro su Google+

La pubblicità AdWords di Tiziano Ferro su Google+

Ma non finisce qui perché il cantante promette una presenza costante sulla piattaforma di Big G, parla di anteprime, di conferenze stampa e di un rapporto diretto con il pubblico. Grazie alla chat di Google+, la potenzialità degli Hangouts e qualche altra chicca del social network le premesse per una buona riuscita ci sono tutte, inoltre proprio queste caratteristiche potrebbero permettere a g+ di otenere una grossa fetta di mercato fino ad oggi dominata da Facebook ed in parte da Twitter. Ci riuscirà?

Foursquare Halloween '11
Dennis Ritchie - 1941-2011

Addio Dennis Ritchie, padre di C e Unix

Se ti chiami Dennis Ritchie e non Steve Jobs purtroppo non sei nessuno e pochi ti ricordano. Non ci sarebbe altro da dire a questo punto.

Dennis Ritchie, noto anche come dmr, è stato uno dei pionieri dell’informatica, programmatore ed hacker ha contribuito non indifferentemente a cambiare le cose.
Tra le sue più grandi imprese sicuramente quella di essere stato padre e creatore insieme a Brian Kernighan del linguaggio di programmazione C, il famoso K&R C, e di aver contribuito alla creazione di Unix insieme a Ken Thompson.

Dennis Ritchie - 1941-2011

Dennis Ritchie - 1941-2011

Insomma un personaggio non indifferente, i cui lavori rappresentato le basi dei sistemi operativi moderni,  se oggi avete un PC con una qualsiasi distribuzione Linux o con Mac OS X, se avete uno smartphone o un tablet con Android o iOS, se sviluppate e il vostro primo programma è stato un “hello, world“, allora è grazie a Dennis Ritchie.

La nota triste è che Dennis Ritchie è morto, non si bene se l’8 o il 9 Ottobre 2011, come riporta Wikipedia e Computer World, o se il 12 Ottobre 2011, come riporta boingboing.
Nessun titolo di giornale, nessuna prima pagina, nessun sito web importante a venderne la notizia.

Ciao dmr, grazie di aver scritto codice per tutti noi.

Ciao Steve, folle genio 2

Ciao Steve, folle genio

Questo film lo dedichiamo ai folli. Agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso. Costoro non amano le regole, specie i regolamenti e non hanno alcun rispetto per lo status quo. Potete citarli, essere in disaccordo con loro; potete glorificarli o denigrarli ma l’unica cosa che non potrete mai fare è ignorarli, perché riescono a cambiare le cose, perché fanno progredire l’umanità. E mentre qualcuno potrebbe definirli folli noi ne vediamo il genio; perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero.

Era il 1997, “Think Different“recitava questa pubblicità, come molte volte ha recitato il messaggio che Apple comunicava agli utenti, al mondo.
Era il 1997, Steve Jobs stava rientrando in Apple Inc., la società che aveva fondato e dalla quale anni prima era stato sbattuto fuori.
Era il 1997, il padre e fondatore di Apple (insieme a Steve Wozniak) aveva già avuto tanti successi e tanti fallimenti, ma era pronto per ricominciare, da li a poco la sua azienda avrebbe ancora rivoluzionato il mondo.  Avrebbe reso, con iPhone, lo smartphone allo stesso tempo un prodotto d’elite ma alla portata di tutti. Avrebbe lanciato l’idea con iPad che i tablet sono i notebook del futuro. Avrebbe dato un risvolto commerciale alla musica su internet con iTunes.

Personalmente non sono mai stato un amante di Apple, lo si sa, non mi piacciono iPod, iPhone e iPad, personalmente no nso nemmeno se sono state idee sue, se lui ne ha voluto la realizzazione, se sono le sue parole ad averne accompagnati i vari lanci. Quello che veramente so è che Steve Jobs ha creato l’Apple II, è che grazie a lui oggi usiamo una interfaccia grafica usabile, è che grazie a lui esistono i PC per come li intendiamo. E’ il genio che lancio Pixar.

Con la sua morte Steve lascia una grande eredità al mondo, ci lascia come uno dei più grandi geni, visionari e carismatici personaggi di questo secolo.
Io nell’apprendere tale notizia non so cosa dire, ma il suo discorso all’università di Stanford del 2005 la dice per quanto basta.

Ciao Steve e grazie di tutto.

Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.

La prima storia è sull’unire i puntini.

Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato?

E’ cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all’ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?” Loro risposero: “Certamente”. Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college.

Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti.

Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l’unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.

Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato.

Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all’epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro.

Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa – il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia è a proposito dell’amore e della perdita.

Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un’azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L’anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione – il Macintosh – e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall’azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa.

Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me – come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.

Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita.

Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT e poi un’altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia.

Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E’ stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.

La mia terza storia è a proposto della morte.

Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione”. Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è “no” per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.

Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.

Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi “addio”.

Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie – che era là – mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e adesso sto bene.

Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po’ più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi:

Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.

Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

Quando ero un ragazzo c’era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E’ stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E’ stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E’ stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.

Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: “Stay Hungry. Stay Foolish.”, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi.

Siate affamati. Siate folli. (Stay Hungry. Stay Foolish.)

Grazie a tutti.

Grazie a te…

Come il mondo usa i social network in infografica

Arriva una infografica pubblicata da Mashable su come il mondo usi i social network e sulla penetrazione di internet in 10 stati del pianeta.
Interessanti i dati di quanto prodotto da Mashable insieme al team di Vocus‘ Social Media Strategy Tool, a partire dall’utilizzo di internet nei vari stati del mondo, dove, diversamente da come si potrebbe pensare, non sono gli USA a farla da padrone, almeno non in percentuale della popolazione attiva, ma Germania e Giappone.Il 51,7% dell’Italia la pone al penultimo posto, avanti solo al Brasile.

Guardando il dettaglio dei numeri di ogni nazione si nota che è Facebook a dettare legge ovunque, tranne in Brasile dove di pochissimo viene battuto da Orkut. Segue a ruota quasi ovunque Blogger, mentre le restanti posizioni variano da nazione a nazione con la presenza quasi ovunque di WordPress e twitter.
L’Italia segue il trend per le prime due posizioni, Facebook è usato da 69,95% degli utenti, Blogger di Google dal 30,74%, dietro di loro troviamo poi Virgilio con il 15,6%, Libero share con il 14,41% ed infine WordPress con il 13,5%.

Si nota l’assenza ovunque di Google+, all’epoca del test ancora non annunciato pubblicamente, mentre invece si fa sentire l’assenza di twitter, strumento ormai divenuto in quasi tutto il mondo fonte primaria di informazione. Inoltre assenti anche dalla top 5 social network come MySpace e Linkedin.

Tutto ciò è segno che in Italia gli utenti prediligono ancora l’informazione classica ed evitano l’interazione con altri utenti, a meno di fenomeni di massa come FB, o è solo un modo diverso di usare internet?

Vi lascio l’infografica ed attendo i vostri pareri.

Come il mondo usa internet

Come il mondo usa internet